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domenica 16 giugno 2013

'Un pagamu al RiaceInFestival

'Un pagamu sarà proiettato al RiaceInFestival il 30 giugno alle ore 18.
 In questa occasione mi consegneranno il premio "Gianluca Congiusta"

Riace Festival

Ringrazio l'associazione ed il festival

martedì 3 aprile 2012

L'Avvelenata cronaca di una deriva

L'avvelenata cronaca di una deriva: il trailer

un documentario di Claudio Metallo



Sinossi.

L'avvelenata-cronaca di una deriva è una operazione di recupero della memoria collettiva:
Il 14 dicembre del 1990, la motonave Rosso si arena sulla spiaggia delle Formiciche, nel comune di Amantea, in provincia di Cosenza. Prima del suo ultimo viaggio, la Rosso, con il nome di Jolly Rosso era stata affittata dal governo italiano per trasportare rifiuti tossici dal Libano all'Italia ed era conosciuta come nave dei veleni. I cittadini vengono tranquillizzati sul carico della nave: non c'è niente di pericoloso. A distanza di vent'anni, nella valle del fiume Oliva, ad un paio di chilometri dal luogo dello spiaggiamento, vengono ritrovati 90000 metri cubi di rifiuti nocivi, individuati dopo i carotaggi ordinati dalla procura della Repubblica di Paola (Cosenza).
Negli anni molte altre procure e molti procuratori hanno indagato sull'affondamento in mare, di navi carretta piene di rifiuti. Il capitano Natale De Grazia, sembrava essere molto vicino alla verità su questa questione, ma è morto in circostanze poco chiare il 15 dicembre del 1995.
Il sito della valle del fiume Oliva non è il solo luogo inquinato in Calabria: ci sono le ferriti di zinco seppellite nella sibaritide, le case e le scuole di Crotone costruite con veleni industriali.
Il 24 ottobre del 2009, i calabresi si ritrovano proprio ad Amantea a manifestare  per chiedere con forza verità, giustizia e le bonifiche dei territori inquinati. Rifiuti smaltiti illecitamente significa tumori, che purtroppo molti medici della zona devono diagnosticare ai loro pazienti, come il dottor Cosmo De Matteis, che ci parla dello stato di salute degli abitanti del basso tirreno cosentino. Francesco Cirillo e Rosanna Grisolia ci guidano attraverso la vicenda degli affondamenti sospetti di navi piene di rifiuti nel mediterraneo che pare siano diverse centinaia. Nel documentario si alternano, anche, l'intervista ad Elio Veltri (autore del libro Mafia Pulita), le immagini inedite della motonave Rosso alla deriva e del suo interno, ma anche delle bellezze dei luoghi feriti dall'inquinamento e soprattutto ci sono le testimonianze audio e video della manifestazione di Amantea che ci raccontano di una Calabria che si ribella.


Note sul documentario.
di Claudio Metallo.

Sono state realizzate molte inchieste sulla questione delle cosìdette navi dei veleni, quelle imbarcazioni riempite di rifiuti nocivi fatte affondare nel mare Mediterraneo, ma anche sulle coste africane non bagnate dal mare nostrum. Nel comune di Amantea, dove dove sono cresciuto, l'evento dello spiaggiamento della motonave Rosso non è stato dimenticato. Personalmente, ricordo di essere andato a vedere quel bestione rosso in mezzo alle onde, accompagnato da mio padre (che ho intervistato nel documentario) e mio nonno. Avevo solo 10 anni e ricordo poco altro, ma il fatto che ciclicamente il caso riesplodesse, ha fatto si che l'interesse in questa vicenda non scemasse mai. Il dato di fatto che ci siano dei rifiuti vicino al fiume Olive ha confermato tragiche certezze.
Visto che lavoro con le immagini e racconto storie attraverso di esse, ho pensato che dovevo raccontare questa vicenda. Ho provato a cercare interlocutori che dessero alla vicenda un risalto nazionale, ma le risposte erano sempre le stesse: "E' una storia vecchia.". In effetti, in molti l'hanno raccontata, ma dovevo liberarmi di questa storia e così ho deciso di girare un lavoro più personale, di non fare un'inchiesta, ma mettermi dentro al film in prima persona, cosa che non avevo mai fatto prima. Ho pensato: "Ho girato dalla Val di Susa a Napoli, passando per Afragola, Bologna, Roma e Lamezia Terme e proprio adesso che c'è da raccontare una storia successa sotto casa mia non posso non mettermi in mezzo.". Così è nata l'idea di recuperare la memoria storica dello spiaggiamento della nave, ma anche di mettere insieme le immagini del corteo di Amantea ad imperitura memoria (speriamo) di quel momento di ribellione. Anche il titolo gucciniano, L'avvelenata, rispecchia questo percorso: siamo noi calabresi avvelenati, arrabbiati, per quello che è stato fatto alla nostra terra, siamo avvelenati nel senso che viviamo in mezzo a veleni che non abbiamo prodotto noi, ma anche la nave potrebbe esse 'avvelenata' e fonte dei nostri problemi, com'è stato rivelato sul Corriere della Calabria. Il recupero delle testimonianze non è stato facile, nonostante tutto si ha ancora un certo timore a parlare di questa vicenda èd'obbligo, quindi, ringraziare Maurizio Marzolla, Maria Tarzia e Gabriele Morabito che mi hanno fornito le loro immagini chiedendomi solamente di fare un bel lavoro, così come Carmine Senarcia che ha composto le musiche originali. Ringrazio anche chi mi ha dato le immagine della nave, cioè uno dei miei zii e Amerigo Spinelli. Sarebbe stato un peccato non rivedere quelle immagini come non raccontare manifestazione, anche per dirci: C' è stato un momento in cui ci siamo ribellati, abbiamo portato le tv nazionali in Calabria. Abbiamo cacciato, dal corteo, i nostri politici ed abbiamo detto no alla 'ndrangheta: due degli elementi che contribuiscono a tenere la nostra terra in una condizione di arretratezza. Ci siamo ribellati anche allo Stato che ci ha condannato ad essere una pattumiera,  policanti e 'ndranghetisti hanno solo fatto il lavoro sporco. Recuperare la manifestazione di Amantea è importante perché non siamo stati con il cappello in mano a chiedere. Abbiamo gridato che la verità, la giustizia e le bonifiche.

lunedì 12 marzo 2012

Canta che non passa. la musica della 'ndrangheta


di Claudio Metallo


Il 4 maggio 2010, a Rosarno viene arrestato Antonio Magnoli. Ricercato, a livello internazionale, per aver violato la legge sugli stupefacenti e per associazione a delinquere. Questo recitano i comunicati stampa. Sicuramente non era ricercato per detenzioni di erba ad uso personale, ma più probabilmente per raffinazione di stupefacenti e narcotraffico. Staremo a vedere, però è curioso che questo personaggio sia stato arrestato proprio a Rosarno, o meglio è strano che un italo francese (Magnoli è nato ad Antibes, vicino Cannes) abbia scelto la piana di Gioia Tauro ed in particolare Rosarno, per la sua latitanza.

Su Antibes, Victor Hugo scriveva: "Qui tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta.". Nonostante un detto di 'ndrangheta reciti: «Davanti alla gran curti non si parra, pochi paroli e cull'occhiuzzi 'nterra, l'omu chi parra assai sempre la sgarra! Culla sua stessa lingua s'assutterra», anche in Calabria si canta e si ascolta la radio. A Rosarno dove c'era una stazione in fm, Radio Olimpia, a disposizione dei clan per mandarsi messaggi in codice, tramite dediche o canzoni specifiche. Giustamente, fa notare Claudio Cordova (http://claudiocordova.wordpress.com/) in un suo articolo, Lezioni di mafia, radio abusive, donne cassiere. Il clan Pesce di Rosarno, come, questa, sia l'ennesima prova della fusione tra arcaicità e modernità della 'ndrangheta. Inoltre c'è da notare che le donne del clan sono di più e hanno maggior peso di quelle della nuova giunta regionali Scopelliti.

A Rosarno questo inizio di maggio è stato parecchio movimentato. Oltre all'arrivo in pompa magna dei sindacati per il 1° maggio, ci sono stati una raffica di arresti e di sequestri di beni mafiosi. Gratteri ha, giustamente, ricordato al ministro (sic!) La Russa che il governo non c'entra nulla con questi, così detti, colpi inferti alle cosche. Visto che le indagini le fa la magistratura e gli arresti gli sbirri. A me piace immaginare, anche se non è così, che questa disarticolazione delle cosche rosarnesi dei Pesce-Bellocco, sia un omaggio a Giuseppe Valarioti, segretario della sezione del Partito Comunista di Rosarno, a trenta anni dal suo omicidio, avvenuto il 10 giugno del 1980, dopo la vittoria alle elezioni amministrative.

Non esistono canzoni dedicate a Peppe Valarioti, ma ne esiste almeno una dedicata a Gregorio Bellocco ed è contenuta nel disco Pensieri di un latitante. La canzone descrive le presunte virtù di questo boss, che prima dell'arresto era nella famigerata lista dei trenta latitanti più pericolosi. Il testo racconta di come i fiumi si siano prosciugati dopo l'ingiusto arresto di questo galantuomo, ritenuto mandante dell'omicidio di Franco Girardi, colpevole di non aver protetto adeguatamente la latitanza di Antonino Bellocco, facendolo arrestare.
Pare che, la canzone dedicata al capomafia rosarnese, sia stata scritta e cantata dal cugino Giuseppe Bellocco, all'epoca latitante ed arrestato nel 2007.
Questo fatto indica che molte delle canzoni delle 'ndrangheta vengono registrate in maniera amatoriale, anche perché, ormai, la tecnologia permette di registrare con una buona qualità audio, anche in casa.

Esistono anche delle etichette che si occupano di distribuire cd con i canti di malavita. Ad esempio a Reggio Calabria c'è l' Elca sound che dice di pubblicare questi dischi per ragioni folcloristiche e commerciali, visto che questo materiale si vende benissimo anche all'estero. Ad esempio, tra il 2000 ed il 2005, fece scalpore l'uscita della raccolta musicale sui canti della 'ndrangheta: La Musica della mafia. Nei tre cd che componevano la raccolta c'erano i pezzi storici del repertorio, diciamo, malavitoso calabrese. Brani che si potevano ritrovare in cd e musicassette in vendita sulle bancarelle di mezza Calabria, durante fiere, mercati e feste patronali. La raccolta vendette, solo tra Germania e Francia, circa 150000 copie e suscitò l'interesse dei media stranieri. I giornalisti di questi due paesi, cominciarono a scrivere che queste raccolte, in Italia, venivano censurate e montarono un caso sulla libertà di espressione. Tutto ridicolo, visto che quei brani hanno sempre circolato liberamente, nonostante, alcuni di essi, travalichino ampiamente l'apologia di reato. Francesca Viscione, autrice del libro La globalizzazione delle cattive idee, mafia musica e mass media, spiega, in un'intervista rilasciata per il blog La voce di Fiore: "Gli attacchi dei giornali d'oltralpe al nostro Mezzogiorno furono violentissimi e strumentali. Gli abitanti furono definiti rozzi, violenti e brutali. I tedeschi, purché non andassero sull'Aspromonte, potevano starsene tranquilli (!) a casa loro. Amanti della musica etnica e della cultura selvaggia e ribelle ballarono tarantelle mafiose. Pestando i piedi su quelli che, credevano, fossero solo morti nostri."
Nel catalogo della casa discografica reggina, Elca Sound, ci sono vari artisti, tra cui Otello Profazio e c'è anche una meritoria pubblicazione di Fred Scotti (conosciuto anche come Ciccio Freddi Scotti), autore di Tarantella guappa, ripresa anche nel bellissimo disco di Daniele Sepe, Jurnateri. Scotti, il cui vero nome era Francesco Scarpelli, fu ucciso per aver infastidito la moglie di un guappo cosentino, il 13 aprile del 1971. Sempre nel catalogo Elca c'è anche il disco di un simpatico giovanotto Angelo Mauro. Acquistando il suo cd si partecipa ad uno straordinario conocorso: Angelo Mauro a casa tua. Il concorso è, purtroppo, scaduto nel 2009.

Esiste tutta una tradizione di canzoni dedicate ai carcerati, ai delitti d'onore che effettivamente, ci piaccia o no, rientrano nei canti tradizionali, come le ballate dedicate al brigante Giuseppe Musolino, in cui egli appare come un uomo vittima di un' ingiustizia, mentre invece era un noto prepotente e mezzo 'ndranghetista. Sempre Francesca Viscione ci dice a proposito della tradizione popolare: "Quando si parla di cultura popolare si parla di una cultura millenaria, e soprattutto di una cultura estremamente condivisa.". Quella dei briganti e del brigantaggio, si può considerare, indubbiamente, "cultura estremamente condivisa". Tra l'altro , proprio Musolino, è stato interpretato dal bello dei melodrammi italiani degli anni '50, Amedeo Nazzari, nel film Il Brigante Musolino (1950) di Mario Camerini. La protagonista femminile del film è, invece, Silvana Mangano. A livello storico, il lungometraggio, in pratica conserva solo il nome del protagonista.

Oltre a cantanti come Angelo Mauro o Frank Vagabondo, l' Elca produce anche musicisti che descrivono la vita del latitante, le regole della 'ndragheta, che cantano le prodezze di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, i tre cavalieri spagnoli che arrivarono in Calabria, Sicilia e Campania per fondare "li regoli sociali", come canta El Domingo in una sua canzone 'Ndrangheta, camurra e mafia, che racconta l'affiliazione di un giovanotto in maniera dettagliata, nella falsa ottica delle fandonie di queste organizzazione criminali. Non voglio fare l'apologia de El Domingo, però devo ammettere che ha una bellissima voce a differenza di altri cantori di malavita che non si possono ascoltare e che fanno sorgere un sentimento di vendetta per l'offesa recata alla  musica. Oltre a questo cantante con nome d'arte spagnoleggiante, ci sono altri cantanti della mafiosità e ci sono soprattutto i cd. Alcuni titoli: Cu sgarra paga! Un disco che ha in copertina un uomo morto ammazzato con la camicia sporca di sangue. Tra i titoli delle canzoni, non possiamo non notare: Appartegnu all'onorata, E diventai picciottu e l'indimenticabile Sangu chiama Sangu. Contenuti anche ne La Musica della mafia. L'inizio dell'ultimo pezzo citato (Sangu chiama Sangu) è fantastico: ci sono due tizi che si parlano prima di un duello col coltello il dialogo tra due finisce con Roccu 'u calabrisi che dice a Turi 'u palermitanu "Porto 'na 'mbasciata pe' cuntu 'i me frati. 'Nfami" e poi la canzone prosegue: "Non eri malandrinu, ma tradituri. Non eri camurrista, ma deliquenti.", insinuando l'idea che il maladrino non è traditore e che il camorrista non è un semplice delinquente, ma uomo d'onore che rispetta le leggi non scritte, ma giusta delle 'ndrine.  Altri titoli che non passano inosservati sono Vangelu 'i malavita, ma anche I tre cavalieri di Spagna oppure Onorata Società  che contiene i brani: Riconoscere la società e Comu se forma se sforma. Comunque, tra i titoli delle canzoni, secondo me, vince Mori Carogna. Questi titoli danno il senso di come, le canzoni della 'ndrangheta non siano semplici inni, ma appartengano di fatto alla cultura (in senso aulico) mafiosa. Ad esempio nel pezzo Cu sgarra paga, si racconto di una riunione in cui si decide di uccidere 'un infame'. Nel brano si parla esplicitamente del fatto che ci sono alcune violazioni che possono essere perdonate pagando pegno e si chiamano trascuranza, in altri casi, come denunciare un mafioso, si paga con la vita. Effettivamente esiste questo sistema di leggi interne alla 'ndrangheta per le trascuranze si può arrivare fino all'espulsione dalla società (cosa che non avviene, quasi, mai, di solito si può uscire solo morti), passando per il pagamento di un' ammenda e altro. Lo sgarro dell' infamità è punito, come scrivevo prima con la morte.

I temi trattati sono sempre gli stessi, l'infame che parla e paga, le forze dell'ordine senza onore ed in particolare si persegue l'inganno che gli 'ndranghetisti siano  'uomini migliori', che fanno e ricercano il bene per loro, i familiari, ma anche per il popolo. Una sonora falsità o se preferite un' onorata falsità. Una bugia costruita ad arte, visto che la forza della 'ndrangheta sul territorio si forma con la paura e la violenza e che, con la complicità di gran parte della classe politica calabrese ed imprenditoriale (del Sud e del Nord), il diritto si è trasformato in favore, in piacire. Ricordava Antonio Nicaso, nel libro La Malapianta, scritto con Gratteri, che anche i cani capiscono che bisogna tenere pulita la propria cuccia. Invece, gli 'ndranghetisti, che si fanno omaggiare con canzoni e ballate, guadagnano miliardi di euro facendo rimanere la Calabria una delle regione più povere d' Europa e ne inquinano fiumi, mari, laghi e montagne.  Altro che Appartegnu all'onorata. Loro possono permettersi di ascoltare queste belle canzoni nei mari più limpidi del mondo, lontani dalle coste che hanno cercato di distruggere con risultati, purtroppo migliori di molti cantanti impegnati ad esaltarne le gesta.