Ecco il booktrailer di 'Vangelo di malavita':
Vangelo booktrailer
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mercoledì 11 aprile 2018
domenica 12 marzo 2017
martedì 20 dicembre 2016
Marano: creatori di dolcezze
Il breve trailer di Marano: creatori di dolcezze https://vimeo.com/194150313
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domenica 26 aprile 2015
lunedì 17 novembre 2014
La copertina di 'Come una foglia al vento'
Ecco la copertina di 'Come una foglia al vento-cocaine bugs'
Info:
-http://www.5dicembre.casasirio.com/il-libro/
Qui invece le presentazioni in giro per l’Italia da Torino a Reggio Calabria in aggiornamento continuo.
Seguendo questo link potrete sapere in quali libreria trovare o ordinare il libro dal 21 NOVEMBRE IN PRE-ORDINE: http://www.directbook.it/librerie.php
Info:
-http://www.5dicembre.casasirio.com/il-libro/
Qui invece le presentazioni in giro per l’Italia da Torino a Reggio Calabria in aggiornamento continuo.
Seguendo questo link potrete sapere in quali libreria trovare o ordinare il libro dal 21 NOVEMBRE IN PRE-ORDINE: http://www.directbook.it/librerie.php
lunedì 10 novembre 2014
Enzoebastacosì: nuovo racconto
Salve a tutt*
Oggi esce il mio racconto ‘Enzoebastacosì’: http://www.casasirio.com/claudio-metallo-enzoebastacosi/ Lo potete
scaricare gratuitamente sul sito di Casa Sirio Editore.
Il racconto è un preludio all’uscita del mio primo
romanzo ‘Come una foglia al
vento’ -http://www.5dicembre.casasirio.com/il-libro/
- che sarà disponibile nelle librerie e in rete dal 5 dicembre. Seguendo questo
link potrete sapere in quali libreria trovare o ordinare il libro: http://www.directbook.it/librerie.php
Dal 20 novembre il
libro sarà in preordine in tutte le librerie che trovate sul sito
Qui invece le presentazioni in giro per l’Italia da Torino a
Reggio Calabria in aggiornamento continuo.
domenica 19 ottobre 2014
'Un pagamu al Festival des Libertes di Bruxelles
'Un pagamu approda al Festival des Libertes di Bruxelles:
La pagina del festival
La notizia su Cinema Italiano.Info
La pagina del festival
La notizia su Cinema Italiano.Info
sabato 7 giugno 2014
Presi a calci-tre storie di futbol
Ecco la copertina del mio nuovo libro: Presi a calci-tre strorie di futbal
A breve su ordinazione in libreria, su IBS e sul sito di Pietre Vive editore
dalla postfazione di Claudio Dionesalvi:
"... La “pallonità” è l’attitudine onirica, individualizzante, esistenziale, che ci spinge a vivere simultaneamente la nostra giornata e quella dei colori sociali a noi cari, senza scindere mai completamente un gol da un orgasmo, un lutto da una sconfitta, un dribbling dalla corsa a ostacoli che ogni giorno dobbiamo affrontare per arrivare vivi al crepuscolo. È una “modificazione di coscienza”, ci permette di uscire dal ritmo ordinario dei pensieri per trasmigrare verso i territori improbabili ma allettanti di un campetto in terra battuta o su verdi praterie in profumata e umida erbetta inglese. Nel repertorio cinematografico recente, il miracolo di intrecciare la dimensione umana e quella pallonara è riuscito al Ken Loach de “Il mio amico Eric”. Anche nei diversi generi della narrativa contemporanea, la medesima operazione trova mirabili esempi. I racconti qui proposti da Claudio Metallo rientrano a pieno titolo in siffatta letteratura. Le tre gustosissime storie che ci offre in questa raccolta, non si servono del football come semplice elemento scenico; non c’è un banale sfondo footbalistico funzionale ad abbellire la fabula. Al contrario, umanità e pallone agiscono in simbiosi. Dal vorticoso incontro con l’estasi calcistica i personaggi escono lievitati, si espandono, le loro vicende rimandano ad altri frammenti di vita e passione germogliati all’interno del gioco. Quasi a volerci indicare che nella dimensione caotica in cui siamo calati, qualsiasi barriera semantica sarebbe un ostacolo al raggiungimento della felicità. E che il piacere non si ottiene in solitudine, bensì nella mescolanza di generi, culture e linguaggi."
A breve su ordinazione in libreria, su IBS e sul sito di Pietre Vive editore
dalla postfazione di Claudio Dionesalvi:
"... La “pallonità” è l’attitudine onirica, individualizzante, esistenziale, che ci spinge a vivere simultaneamente la nostra giornata e quella dei colori sociali a noi cari, senza scindere mai completamente un gol da un orgasmo, un lutto da una sconfitta, un dribbling dalla corsa a ostacoli che ogni giorno dobbiamo affrontare per arrivare vivi al crepuscolo. È una “modificazione di coscienza”, ci permette di uscire dal ritmo ordinario dei pensieri per trasmigrare verso i territori improbabili ma allettanti di un campetto in terra battuta o su verdi praterie in profumata e umida erbetta inglese. Nel repertorio cinematografico recente, il miracolo di intrecciare la dimensione umana e quella pallonara è riuscito al Ken Loach de “Il mio amico Eric”. Anche nei diversi generi della narrativa contemporanea, la medesima operazione trova mirabili esempi. I racconti qui proposti da Claudio Metallo rientrano a pieno titolo in siffatta letteratura. Le tre gustosissime storie che ci offre in questa raccolta, non si servono del football come semplice elemento scenico; non c’è un banale sfondo footbalistico funzionale ad abbellire la fabula. Al contrario, umanità e pallone agiscono in simbiosi. Dal vorticoso incontro con l’estasi calcistica i personaggi escono lievitati, si espandono, le loro vicende rimandano ad altri frammenti di vita e passione germogliati all’interno del gioco. Quasi a volerci indicare che nella dimensione caotica in cui siamo calati, qualsiasi barriera semantica sarebbe un ostacolo al raggiungimento della felicità. E che il piacere non si ottiene in solitudine, bensì nella mescolanza di generi, culture e linguaggi."
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mercoledì 26 febbraio 2014
Il book trailer del mio racconto 'Il Sindaco'
Il book trailer de 'Il sindaco'
'Il sindaco' di Claudio Metallo
edito da Pietre Vive Editore
Disponibile anche su amazon e IBS
'Il sindaco' di Claudio Metallo
edito da Pietre Vive Editore
Disponibile anche su amazon e IBS
martedì 17 dicembre 2013
JAF:15 anni suonati download free su Archive
scarica il documentario sullo Joggi Avant Folk: Joggi Avant Folk: 15 anni suonati
"Lo Joggi Avant Folk è un festival musicale, culturale ed artistico che
si svolge a Joggi, un paese di 150 abitanti in provincia di Cosenza.
Il documentario Joggi Avant Folk: 15 anni suonati, racconta proprio i 15
anni di storia di questo evento autofinanziato, autogestito ed
autorganizzato. Nel film vengono evidenziati i concerti più belli
svoltisi a Joggi attraverso il materiale di repertorio girato da
Ermanno Longo, mentre l'edizione del 2012 è girato da Claudio Metallo"
"Lo Joggi Avant Folk è un festival musicale, culturale ed artistico che
si svolge a Joggi, un paese di 150 abitanti in provincia di Cosenza.
Il documentario Joggi Avant Folk: 15 anni suonati, racconta proprio i 15
anni di storia di questo evento autofinanziato, autogestito ed
autorganizzato. Nel film vengono evidenziati i concerti più belli
svoltisi a Joggi attraverso il materiale di repertorio girato da
Ermanno Longo, mentre l'edizione del 2012 è girato da Claudio Metallo"
lunedì 9 dicembre 2013
Nuova recensione de 'Il sindaco'
Una nuova recensione di Giusy Gullo del mio racconto 'Il sindaco' edito da Pietre Vive
Per acquistarlo:
Amazon
Piete Vive Editore
Per acquistarlo:
Amazon
Piete Vive Editore
domenica 3 novembre 2013
Due recensione del mio racconto 'Il sindaco'
La prima di Francesco Frangella su Il Marsili Notizie: Fenomenologia di "un pezzo di merda"
La seconda di Giulio Vita su La mia Mantia: 'Il sindaco' di Claudio Metallo
Il libro sarà disponibile a breve su IBS e Amazon. Potete ordinalrlo in libreria o acquistarlo dal sito della casa editrice Pietre Vive:Il sindaco
Buona lettura!
La seconda di Giulio Vita su La mia Mantia: 'Il sindaco' di Claudio Metallo
Il libro sarà disponibile a breve su IBS e Amazon. Potete ordinalrlo in libreria o acquistarlo dal sito della casa editrice Pietre Vive:Il sindaco
Buona lettura!
giovedì 10 ottobre 2013
"Il sindaco" acquistabile sul sito di Pietre Vive
PIETRE VIVE: IL SINDACO
"Il sindaco, vincitore del premio Luce a Sud Est, è il ritratto sardonico di un uomo che si trascina negli anni, di elezione in elezione, per riconfermare una posizione necessaria più a definire una sua identità che a fare il bene della cittadinanza.
Claudio Metallo ci fa rivivere l’inutilità di un’esistenza tutta votata a un’idea scorretta di politica, povera nei contenuti come nei risultati perché povera è l’esistenza di chi la fa: un uomo solo, che ha scelto la via del potere per spiccare il volo, senza mai realmente sollevarsi da terra."A breve il racconto sarà disponibile su Amazon e Ibs
Pietre Vive
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sabato 28 settembre 2013
B.D.D.-il romanzo degli anni zero. Intervista con Claudio Dionesalvi
B.D.D. romanzo degli anni zero (Coessenza 2013, 12 euro) è il nuovo libro di Claudio Dionesalvi, ultra del Cosenza ed attivista politico della città bruzia. Claudio collabora con varie testate giornalistiche, tra cui Il manifesto, ed è stato direttore del periodico della curva Tam Tam e Segnali di fumo, che affrontava anche inchieste sulle questioni scottanti riguardanti la vita cosentina.
B.D.D. è l'acronimo di un gruppo presente nella curva dello stadio San Vito: Brigata Drogati Delinquenti. A dispetto del titolo, il romanzo non racconta le curve italiane, la nostalgie degli scontri con le forze dell'ordine e con altre tifoserie, la magia degli stadi pieni e i viaggi spesso estenuanti per seguire la propria squadra. Ricordi - questi - microstorie, che sì affiorano nel libro, ma che fanno solo da sfondo alla vicenda principale. E' stato commesso un grave delitto; non è stata uccisa una persona, è stata colpita una generazione.
Dunque non si raccontano storie di ultras, ma sono gli ultras ed ex ultras che raccontano Cosenza. E si tratta di narratori davvero acuti perché - come scrive nella puntuale postfazione Wu Ming 5 - “la curva cosentina ed il suo rapporto con la città rappresentano un'esperienza importantissima nella storia della politica di strada, dell'aggregazione dal basso di questo paese."
Prima che un tentativo di tirare le fila delle esperienze curvaiole, il romanzo costituisce il ritratto della Cosenza masticata e poi sputata dalla speculazione edilizia, violentata nel suo spirito da gruppi di affaristi in grembiule e cappuccio, ma animata da giovani vivaci ed attivi non solo sugli spalti.
Claudio Dionesalvi attraverso la sua penna ci restituisce un po' di questa energia. In fin dei conti, B.D.D. è un romanzo di sincera e schietta ribellione, e perciò politico, che rielabora, attraverso un vissuto autobiografico, il sentire comune di un'intera generazione non solo cosentina. E, chiuso il libro, resta il rammarico che forse le generazioni future non potranno godere dello stesso humus in cui sono cresciuti il protagonista ed i suoi amici.
Abbiamo rivolto all'autore qualche domanda:
- B.D.D. è romanzo in cui hai messo molto di te stesso. Potrebbe essere quasi un' autobiografia tua o della Cosenza ribelle. Cosa ti ha spinto a metterti così a nudo?
Troppe volte mi sono sentito espropriato del corpo, del sapere e della parola. Così ho deciso di riprendermi storie che appartenevano a me e ai mondi in cui sono cresciuto. Ci sono tante possibili forme di autobiografia. Ho cercato di tenermi alla larga da quella “paradigmatica”, spesso trionfalistica. Quella che dice: “guardate come sono bravo e bello. Provate ad imitarmi”. Hai colto bene il messaggio: in B.D.D. provo a narrare eventi che non solo soltanto miei, bensì condivisi. Quindi, m’è sembrato doveroso mettermi a nudo per primo. Il mio è un atto d’amore verso “questi anni”. Non a caso, le muse ispiratrici sono state mia figlia Maya e la compagna della mia vita, Loredana.
- Il racconto di una stagione di rivolta per uno scrittore può essere il modo di fare il punto su una parte della sua vita oppure sulla stagione stessa. Ti rivedi in questi due punti oppure c'è una terza o una quarta via?
Mi ritrovo in entrambe le prospettive. Ma soprattutto sulla possibilità di guardare oltre la dimensione locale e identitaria. B.D.D. è un tentativo di raccontare al mondo le nostre storie, e al tempo stesso raccontare il mondo attraverso le nostre storie. La cosentinità, stavolta, è un pretesto. Guardo con grande ammirazione ai testi in dialetto del musicista Enrico Granafei, al film “Fiabeschi torna a casa” di Max Mazzotta, al Beckett in vernacolo messo in scena dalla compagnia teatrale Krypton, alla narrativa lirica del poeta Daniel Cundari. Tutti esempi concreti di come si possa riuscire a universalizzare la cultura di un luogo, mantenendo fermi i linguaggi e gli scenari locali. E poi, sì, mi sono lasciato travolgere dalla voglia di rappresentare il presente o, se preferisci, il passato prossimo. Che troppo a lungo lasciamo custodito in cantina, nell’attesa che arrivi a stagionatura. A volte, però, purtroppo marcisce. Allora meglio tirarlo fuori subito e provare a raccontarlo.
- Perché, secondo te, era importante raccontare la curva del Cosenza? Cosa ha significato per la città quell'esperienza di aggregazione, e su quali campi agivate?
Nella scelta della curva come collante, elemento trainante della fabula, ho provato non pochi tormenti. Noi ultrà siamo sempre stati molto gelosi delle nostre storie. Quindi mi sono chiesto se fosse giusto scriverle. In realtà, s’è trattato di ri-scriverle, perché i flashback presenti in B.D.D. sono ripresi da episodi che avevo pubblicato sul quindicinale Tam Tam e Segnali di Fumo, che era il nostro organo ufficiale. Alla fine sono rimasto contento perché il romanzo è stato molto apprezzato proprio da curvaioli della generazione attuale, e di quelle passate. Ho cercato solo di stare molto alla larga dalla letteratura ultras che negli ultimi anni è diventata trombona e autocelebrativa. Per quelli come me, la curva dello stadio San Vito ha comportato tutto: l’incontro con l’amore, l’odio, l’amicizia, il sociale. Come avrei potuto tenerla fuori?
- Nel romanzo ci sono tanti personaggi di fantasia (quasi tutti gli amici di Lucio Spina) riconducibili a persone reali. Penso che fosse inevitabile, ma come ti sei regolato per costruire i tuoi protagonisti?
Mi sono divertito a smontarli e rimontarli. È una specie di “realtà aumentata”. Sarà retorico affermarlo, ma è indubitabile che la realtà dei miei amici, gli affetti di cui mi circondo nella giornata quotidiana, è infinitamente più bella, viva, tenera e calorosa di qualsiasi riproduzione letteraria. Quando si è innamorati del proprio mondo (con tutta la carica di naturale e passeggero odio che questo sentimento può comportare), non è difficile coglierne frammenti e trasmetterli attraverso la scrittura. Prima di trasporre su carta le storie di ognuno, ho chiesto a ogni singola persona consenso e condivisione, senza i quali non avrei mai proceduto con la stesura. E ci siamo divertiti molto. Il contributo più importante, comunque, è arrivato dai miei fraterni soci e socie della Coessenza, che nel cammino dell’editing hanno avuto la pazienza di sollevare critiche e osservazioni. Le ho accolte e recepite tutte.
- Nel romanzo parli spesso di due Cosenza, due città separate. Ci puoi raccontare brevemente come vedi queste due città?
Ogni giorno dobbiamo fare i conti con una città sovrastrutturale che decide, gestisce i fondi pubblici, schiavizza e precarizza migliaia di famiglie. È la “nuova” borghesia cosentina. Negli anni ottanta ce n’era una ancora capace di investire e rischiare capitali per trarne profitto. Poi magari faceva cose ugualmente terribili, come pilotare la guerra di mafia o insabbiare processi importanti. Però in un modo o nell’altro produceva ricchezza per sé, e qualche mollichella la distribuiva pure.
La borghesia odierna, invece, è capace solo di predare, è parassitaria e arrogante. Il suo connubio con pezzi di malavita e massoneria, con i partiti o ciò che resta di loro, nonché con settori nevralgici della Chiesa cosentina, produce una città perfida, parallela e pervasiva. Le lotte sociali e la libera espressione ribelle, sono le uniche armi che abbiamo per darle fastidio. A Cosenza ci siamo riusciti spesso!
di Claudio Metallo
B.D.D. è l'acronimo di un gruppo presente nella curva dello stadio San Vito: Brigata Drogati Delinquenti. A dispetto del titolo, il romanzo non racconta le curve italiane, la nostalgie degli scontri con le forze dell'ordine e con altre tifoserie, la magia degli stadi pieni e i viaggi spesso estenuanti per seguire la propria squadra. Ricordi - questi - microstorie, che sì affiorano nel libro, ma che fanno solo da sfondo alla vicenda principale. E' stato commesso un grave delitto; non è stata uccisa una persona, è stata colpita una generazione.
Dunque non si raccontano storie di ultras, ma sono gli ultras ed ex ultras che raccontano Cosenza. E si tratta di narratori davvero acuti perché - come scrive nella puntuale postfazione Wu Ming 5 - “la curva cosentina ed il suo rapporto con la città rappresentano un'esperienza importantissima nella storia della politica di strada, dell'aggregazione dal basso di questo paese."
Prima che un tentativo di tirare le fila delle esperienze curvaiole, il romanzo costituisce il ritratto della Cosenza masticata e poi sputata dalla speculazione edilizia, violentata nel suo spirito da gruppi di affaristi in grembiule e cappuccio, ma animata da giovani vivaci ed attivi non solo sugli spalti.
Claudio Dionesalvi attraverso la sua penna ci restituisce un po' di questa energia. In fin dei conti, B.D.D. è un romanzo di sincera e schietta ribellione, e perciò politico, che rielabora, attraverso un vissuto autobiografico, il sentire comune di un'intera generazione non solo cosentina. E, chiuso il libro, resta il rammarico che forse le generazioni future non potranno godere dello stesso humus in cui sono cresciuti il protagonista ed i suoi amici.
Abbiamo rivolto all'autore qualche domanda:
- B.D.D. è romanzo in cui hai messo molto di te stesso. Potrebbe essere quasi un' autobiografia tua o della Cosenza ribelle. Cosa ti ha spinto a metterti così a nudo?
Troppe volte mi sono sentito espropriato del corpo, del sapere e della parola. Così ho deciso di riprendermi storie che appartenevano a me e ai mondi in cui sono cresciuto. Ci sono tante possibili forme di autobiografia. Ho cercato di tenermi alla larga da quella “paradigmatica”, spesso trionfalistica. Quella che dice: “guardate come sono bravo e bello. Provate ad imitarmi”. Hai colto bene il messaggio: in B.D.D. provo a narrare eventi che non solo soltanto miei, bensì condivisi. Quindi, m’è sembrato doveroso mettermi a nudo per primo. Il mio è un atto d’amore verso “questi anni”. Non a caso, le muse ispiratrici sono state mia figlia Maya e la compagna della mia vita, Loredana.
- Il racconto di una stagione di rivolta per uno scrittore può essere il modo di fare il punto su una parte della sua vita oppure sulla stagione stessa. Ti rivedi in questi due punti oppure c'è una terza o una quarta via?
Mi ritrovo in entrambe le prospettive. Ma soprattutto sulla possibilità di guardare oltre la dimensione locale e identitaria. B.D.D. è un tentativo di raccontare al mondo le nostre storie, e al tempo stesso raccontare il mondo attraverso le nostre storie. La cosentinità, stavolta, è un pretesto. Guardo con grande ammirazione ai testi in dialetto del musicista Enrico Granafei, al film “Fiabeschi torna a casa” di Max Mazzotta, al Beckett in vernacolo messo in scena dalla compagnia teatrale Krypton, alla narrativa lirica del poeta Daniel Cundari. Tutti esempi concreti di come si possa riuscire a universalizzare la cultura di un luogo, mantenendo fermi i linguaggi e gli scenari locali. E poi, sì, mi sono lasciato travolgere dalla voglia di rappresentare il presente o, se preferisci, il passato prossimo. Che troppo a lungo lasciamo custodito in cantina, nell’attesa che arrivi a stagionatura. A volte, però, purtroppo marcisce. Allora meglio tirarlo fuori subito e provare a raccontarlo.
- Perché, secondo te, era importante raccontare la curva del Cosenza? Cosa ha significato per la città quell'esperienza di aggregazione, e su quali campi agivate?
Nella scelta della curva come collante, elemento trainante della fabula, ho provato non pochi tormenti. Noi ultrà siamo sempre stati molto gelosi delle nostre storie. Quindi mi sono chiesto se fosse giusto scriverle. In realtà, s’è trattato di ri-scriverle, perché i flashback presenti in B.D.D. sono ripresi da episodi che avevo pubblicato sul quindicinale Tam Tam e Segnali di Fumo, che era il nostro organo ufficiale. Alla fine sono rimasto contento perché il romanzo è stato molto apprezzato proprio da curvaioli della generazione attuale, e di quelle passate. Ho cercato solo di stare molto alla larga dalla letteratura ultras che negli ultimi anni è diventata trombona e autocelebrativa. Per quelli come me, la curva dello stadio San Vito ha comportato tutto: l’incontro con l’amore, l’odio, l’amicizia, il sociale. Come avrei potuto tenerla fuori?
- Nel romanzo ci sono tanti personaggi di fantasia (quasi tutti gli amici di Lucio Spina) riconducibili a persone reali. Penso che fosse inevitabile, ma come ti sei regolato per costruire i tuoi protagonisti?
Mi sono divertito a smontarli e rimontarli. È una specie di “realtà aumentata”. Sarà retorico affermarlo, ma è indubitabile che la realtà dei miei amici, gli affetti di cui mi circondo nella giornata quotidiana, è infinitamente più bella, viva, tenera e calorosa di qualsiasi riproduzione letteraria. Quando si è innamorati del proprio mondo (con tutta la carica di naturale e passeggero odio che questo sentimento può comportare), non è difficile coglierne frammenti e trasmetterli attraverso la scrittura. Prima di trasporre su carta le storie di ognuno, ho chiesto a ogni singola persona consenso e condivisione, senza i quali non avrei mai proceduto con la stesura. E ci siamo divertiti molto. Il contributo più importante, comunque, è arrivato dai miei fraterni soci e socie della Coessenza, che nel cammino dell’editing hanno avuto la pazienza di sollevare critiche e osservazioni. Le ho accolte e recepite tutte.
- Nel romanzo parli spesso di due Cosenza, due città separate. Ci puoi raccontare brevemente come vedi queste due città?
Ogni giorno dobbiamo fare i conti con una città sovrastrutturale che decide, gestisce i fondi pubblici, schiavizza e precarizza migliaia di famiglie. È la “nuova” borghesia cosentina. Negli anni ottanta ce n’era una ancora capace di investire e rischiare capitali per trarne profitto. Poi magari faceva cose ugualmente terribili, come pilotare la guerra di mafia o insabbiare processi importanti. Però in un modo o nell’altro produceva ricchezza per sé, e qualche mollichella la distribuiva pure.
La borghesia odierna, invece, è capace solo di predare, è parassitaria e arrogante. Il suo connubio con pezzi di malavita e massoneria, con i partiti o ciò che resta di loro, nonché con settori nevralgici della Chiesa cosentina, produce una città perfida, parallela e pervasiva. Le lotte sociali e la libera espressione ribelle, sono le uniche armi che abbiamo per darle fastidio. A Cosenza ci siamo riusciti spesso!
di Claudio Metallo
mercoledì 11 settembre 2013
Musica contro le mafie
Il trailer del nuovo documentario di cui sto curando regia e montaggio:Musica contro le mafie #1
giovedì 8 agosto 2013
Il racconto "Il Sindaco" vince il concorso letterario Luce a Sud Est
Il mio racconto 'Il sindaco' ha vinto il concorso Luce a Sud Est indetto dalla casa editrice Pietre Vive.
In settembre la pubblicazione.
In settembre la pubblicazione.
domenica 16 giugno 2013
'Un pagamu al RiaceInFestival
'Un pagamu sarà proiettato al RiaceInFestival il 30 giugno alle ore 18.
In questa occasione mi consegneranno il premio "Gianluca Congiusta"
Riace Festival
Ringrazio l'associazione ed il festival
In questa occasione mi consegneranno il premio "Gianluca Congiusta"
Riace Festival
Ringrazio l'associazione ed il festival
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domenica 24 febbraio 2013
Joggi Avant Folk: 15 anni suonati
Il trailer del mio nuovo documentario:Joggi Avant Folk: 15 anni suonati
Sinossi:
Sinossi:
Lo Joggi Avant Folk è un festival
musicale, culturale ed artistico che si svolge a Joggi, un paese di 150
abitanti in provincia di Cosenza.
Il documentario Joggi Avant Folk: 15
anni suonati, racconta proprio i 15 anni di storia di questo evento
autofinanziato, autogestito ed autorganizzato.
Nel film vengono evidenziati i concerti
più belli svoltisi a Joggi attraverso il materiale di repertorio girato da
Ermanno Longo, mentre l'edizione del 2012 è girato da Claudio Metallo
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sabato 22 dicembre 2012
'Un pagamu su vimeo
Da qui potete scaricare : 'Un pagamu-la tassa sulla paura
Il reportage 'Un pagamu.La tassa sulla paura è stato prodotto con il contributo di varie associazioni di Pavia e provincia; in particolare, i nostri ringraziamenti vanno all'ARCI ed all'AINS onlus.
Nel realizzare il documentario, il nostro intento è stato quello di creare un utile strumento alla lotta al racket delle estorsioni (il pizzo), che potesse contribuire a far conoscere le dinamiche criminali, ma anche (e soprattuto) le dinamiche di ribellione a questa tassa occulta, imposta ai commercianti di tante parti d'Italia. Proprio per questi motivi abbiamo scelto di girare un reportage indirizzato alle scuole ed ai ragazzi che le frequentano, convinti che si debba partire proprio dalla cultura e dall' educazione per poter ricreare un tessuto sociale.
Il reportage 'Un pagamu.La tassa sulla paura è stato prodotto con il contributo di varie associazioni di Pavia e provincia; in particolare, i nostri ringraziamenti vanno all'ARCI ed all'AINS onlus.
Nel realizzare il documentario, il nostro intento è stato quello di creare un utile strumento alla lotta al racket delle estorsioni (il pizzo), che potesse contribuire a far conoscere le dinamiche criminali, ma anche (e soprattuto) le dinamiche di ribellione a questa tassa occulta, imposta ai commercianti di tante parti d'Italia. Proprio per questi motivi abbiamo scelto di girare un reportage indirizzato alle scuole ed ai ragazzi che le frequentano, convinti che si debba partire proprio dalla cultura e dall' educazione per poter ricreare un tessuto sociale.
venerdì 10 agosto 2012
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