sabato 12 gennaio 2013

Brutti, sporchi e cattivi...ten years after


Dieci anni fa, prima dell’attuale esplosione delle web-series, dei giovani, rampanti e sconvolti videomaker/informatici/registi/sceneggiatori/attori diedero vita ad uno dei primi esperimenti di fiction autoprodotta del nuovo millennio: correva l’anno 2003. Eravamo in tre: Carlo Reposo, Lorenzo Cassulo ed io (Claudio Metallo).
La nostra serie (42 puntate che variavano dai 5 agli 8 minuti di durata) s’intitolava: Brutti, sporchi e cattivi -  storie di poco conto. Il titolo denotava la nostra voglia di  non prenderci troppo sul serio: a qualsiasi critica avremmo risposto con “Ma che ti frega: sono storie di poco conto”.
La storia, in brevissimo, era questa: Un gruppo variegato di persone occupa uno stabile disabitato, che il proprietario ha promesso di vendere ad una multinazionale agroalimentare. Tra gli occupanti ci sono un gruppo di comunisti dediti al karate, degli anarchici, due studenti del DAMS ed altri cani sciolti, ma i veri protagonisti della serie sono Adamo e la sua famiglia. I suoi due figli, avuti da una precedente relazione con la leader del partito conservatore Oltranza Cristiana, sono una giovane frikkettona fidanzata con un ambientalista un po’ confuso, e il figlio Frank (come l’immortale Zappa), la pecora nera della famiglia che vorrebbe entrare in polizia; la sua compagna è una corista reggae siciliana, il cui padre mafioso cerca di riportarla sulla retta via. In mezzo a questi personaggi principali si muovono vari altri figuri.
La trama era abbastanza semplice e parlava di noi e della nostra vita a Bologna. Già, Bologna…
Quando abbiamo iniziato a realizzare BSC, Bologna era ancora amministrata da Guazzaloca, il sindaco macellaio di centrodestra. Macellaio nel senso che era proprio uno che vendeva carne. Nel giro di poco tempo la città avrebbe subito la metamorfosi, autoritaria e modaiola assieme, del periodo di Cofferati. Un momento storico in cui tutto mutò radicalmente ed anche il tempo libero cominciò ad essere regolamentato rigidamente dalle famose delibere antidegrado. Un modello destinato a spargersi a macchia d’olio in quasi tutta Italia.
Ognuno di noi militava a modo suo contro quella mentalità chiusa insita in quella giunta comunale, che ha spesso assecondato gli istinti più bassi della gente come una qualsiasi giunta leghista da strapazzo. Noi  eravamo ancora all’università, studiavamo al DAMS (Carlo ed io) e a Scienze della comunicazione (Lorenzo). Avevamo incrociato nei libri che leggevamo per gli esami, ma anche in quelli che divoravamo per capire noi ed il mondo, Gilles Deleuze. Forse all’epoca lo reputavamo uno spocchioso francese che usava termini che non conoscevamo, ma se avessimo saputo allora la sua definizione di sinistra l’avremmo subito fatta nostra:  una persona di sinistra parte dall’orizzonte per osservare il mondo, man mano che arriva a posare lo sguardo su se stesso si accorge che è un mondo pieno di ingiustizie e si domanda: cosa posso fare? Una persona di destra parte da se stesso per guardare il mondo. Anche lui vede che ci sono persone che subiscono ingiustizie, ma teme che potrebbero portargli via quei privilegi (a volte immaginari) che egli possiede. L’uomo di destra tende a chiudersi ad avere paura di chi arriva al limite del confine che lui stesso ha creato. Si chiude e, magari  s’inventa ordinanze antidegrado.
Brutti, sporchi e cattivi - storie di poco conto, era uno dei tanti modi per rispondere a questa chiusura.  Era una risposta, forse anche inconsapevole, all’omologazione che ci veniva richiesta ed imposta.
Non avevamo un copione scritto, bensì un semplice canovaccio fatto di una serie di scene da girare, che poi  suddividevamo nelle puntate.
Una delle frasi che diventò uno degli slogan cult  (almeno per noi) della serie era: “La casa è un dovere averla”. Fu pronunciata da Adam, il nostro grande primo attore che interpretava Adamo, in una delle sue straripanti improvvisazioni. Quando la sentimmo ci sganasciammo dalle risate, perché la casa è un diritto, mica un dovere. Poi l’abbiamo fatta nostra perché in fin dei conti poteva significare che era un dovere lottare contro  quel sentimento di  paura, accompagnata a repressione, che montava a Bologna ed in Italia. Quella stessa paura che avrebbe alimentato i successi elettorali della destra fascista, xenofoba e razzista incarnata dai Berluscones ed i leghisti, che avrebbe portato a leggi vergognose come la Bossi-Fini contro i migranti e la Fini-Giovarnardi sulle droghe, una legge che ha riempito le carceri e fatto alzare alle stelle i profitti dei narcotrafficanti delle organizzazione criminali italiane.
 Il 90% delle battute (ed anche delle riprese) era totalmente improvvisato e quasi tutto: “buona la prima”. Questo modo di girare era dettato da tanti fattori, sicuramente dalla nostra voglia di divertirci e di trattare questioni importanti che affrontavamo ogni giorno con ironia, prendendoci in giro, facendo un po’ la parodia di noi stessi e di quello che facevamo. Non perché non ci credessimo, ma era una maniera per farci guardare meglio la nostra realtà. Un’altra delle ragioni era che bisognava fare in fretta. Tutti i partecipanti a BSC erano nostri amici o conoscenti che si prestavano al nostro obiettivo. C’era chi lavorava, chi studiava e chi aveva sicuramente di meglio da fare e quindi dovevano girare più velocemente che potevamo. Solitamente, facevamo tutto nei fine settimana, dalla mattina a sera e certe volte pure di notte.  Carlo, Lorenzo ed io c’eravamo dati dei ruoli che richiedevano una certa presenza su quello che molto, molto, molto forzatamente possiamo chiamare ‘set’. Riuscimmo a coinvolgere anche i centri sociali ed alcuni locali della città. C’era l’Ex Mercato 24, in cui si erano svolte le prime chiacchierate intorno alla  fiction e che è il luogo in cui abbiamo girato il maggior numero di scene,  dopo il laboratorio-casa di Carlo in via Timavo. C’erano il Link di via Fioravanti, il TPO di viale Lenin e la storica sede del Livello 57. Tutti e tre questi spazi sono passati a miglior vita, almeno come luoghi fisici. In particolare il Livello è stato sgomberato con una scusa fornita proprio dalla Fini-Giovanardi, cui accennavo prima.
Carlo si era prefissato di finire tutto entro un anno esatto dall’inizio delle riprese, io non ero molto convinto, ma alla fine la spuntò lui. E per fortuna, se no chissà quando avremmo finito di girare e con la mole di materiale che ci ritrovavamo chissà quando avremmo finito di montare! Per l’epoca non avevamo delle cattive macchine su cui montare, ma avevamo delle pessime telecamere ed i risultati si vedono chiaramente. Anche l’audio spesso lascia a desiderare, per essere buoni. Proprio l’audio è il primo errore che si fa quando si ha buona volontà, ma poca esperienza.
BSC è stata trasmessa da molte telestreet, tra cui Teleimmagini (la telestreet che diramava i suoi contenuti nell’etere dalla sede dell’Ex-Mercato 24), ed ha avuto una sua gratificazione istituzionale tramite  la partecipazione al Torino Film Festival, in uno spazio dedicato agli autori piemontesi: visto che Carlo era proprio di Torino ne abbiamo biecamente approfittato. Abbiamo anche cercato di trovare una qualche produzione disposta a finanziare un episodio pilota da proporre alle tv main stream, ma non siamo riusciti a farci ascoltare da nessuno. Con il senno del poi (che è la scienza esatta) possiamo dire che è stato meglio così: la nostra fiction è rimasta un prodotto underground, uscita in qualche centinaia di dvd autoprodotti.
Quasi mi dimenticavo…sul sito www.robavideo.net  potete trovare tutte le puntate di Brutti, sporchi e cattivi-storie di poco conto.

sabato 22 dicembre 2012

'Un pagamu su vimeo

Da qui potete scaricare : 'Un pagamu-la tassa sulla paura

Il reportage 'Un pagamu.La tassa sulla paura è stato prodotto con il contributo di varie associazioni di Pavia e provincia; in particolare, i nostri ringraziamenti vanno all'ARCI ed all'AINS onlus.
Nel realizzare il documentario, il nostro intento è stato quello di creare un utile strumento alla lotta al racket delle estorsioni (il pizzo), che potesse contribuire a far conoscere le dinamiche criminali, ma anche (e soprattuto) le dinamiche di ribellione a questa tassa occulta, imposta ai commercianti di tante parti d'Italia. Proprio per questi motivi abbiamo scelto di girare un reportage indirizzato alle scuole ed ai ragazzi che le frequentano, convinti che si debba partire proprio dalla cultura e dall' educazione per poter ricreare un tessuto sociale.

giovedì 1 novembre 2012

Le elezioni in Sicilia.

di Claudio Metallo


La Sicilia è una terra meravigliosa, martoriata dalla mafia e dalla cattiva gestione della cosa pubblica, ma è anche la terra che ha dato i natali a personaggi straordinari della cultura italiana, ad esempio Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia. Quest'ultimo si sarebbe probabilmente dilettato a raccontarci le evoluzioni incredibili (nel senso di poco credibili) a cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale per le elezioni siciliane. Considerate un test nazionale fondamentale, i media hanno dato molto spazio all'appuntamento.

MOVIMENTO 5 STELLE.
Sui giornali, nei telegiornali e talk show televisivi si celebra la vittoria del Movimento 5 Stelle, lasciando totalmente in secondo piano il dato più eclatante della tornata di votazioni sicule: l'astensionismo. Il 53% degli aventi diritto non è andato alle urne. Considerando che nelle varie liste presentate si contavano qualche migliaio di candidati, possiamo dire con una certa sicurezza che, a parte qualche mosca bianca, sono andati a votare solo i parenti degli aspiranti deputati regionali. Questo dato è inconfutabile e quindi non riesco a capire come tutti i commentatori possano dire che ci sia stato un exploit del movimento di Grillo.
Alcuni sondaggi lo davano al 25%. I grillini dovevano vincere queste elezioni, erano partiti per questo, ci contavano. Hanno portata avanti una campagna elettorale da anni '50, con i comizi per strada e nelle piazze, senza WI-FI o altre modalità di connessione, con buona pace dei grandi esperti di comunicazione. L'inizio della campagna elettorale è stato ridicolo, ma efficace. Efficace nel senso che tutti i giornali per vendere qualche copia in più hanno dato ampio spazio alla nuotata di Grillo nello Stretto di Messina, con conseguenti commenti pro e contro. Nonostante i divieti di Grillo ad apparire in tv, il suo movimento vive e prospera grazie all'enorme copertura mediatica che viene data ad ogni sua iniziativa. Valeva per Berlusconi, vale per Grillo. Comunque, la traversata a nuoto ricordava tristemente la battaglia del grano o altre buffonate che Mussolini organizzava per dare in pasto a milioni di creduloni un po' di spettacolo.
Detto questo, i conti son presto fatti: il M5S ha preso sì il 15%, ma su una percentuale di votanti bassissima, forse su un milione e mezzo, comunque meno della metà del corpo elettorale.

PD.
In Sicilia le elezioni le ha vinte il PD alleato con l'UDC, con un candidato dichiaratamente omosessuale. Ecco un'altra notizia degna di analisi: nel Sud Italia, dipinto sempre come un inguaribile crogiulo di conservatori, ci sono due governatori di Regione omosessuali, Rosario Crocetta e Nichi Vendola. Nello sviluppato Nord, oltre al dimesso Formigoni espressione di una cultura cattolica scellerata, razzista, arraffona e xenofoba, il Veneto ed il Piemonte sono governati da due leghisti anch'essi razzisti, sessisti, xenofobi, omofobi dichiarati. I media hanno solo vagamente accennato al fatto che Rosario Crocetta fosse omosessuale: se la stessa cosa fosse successa in Germania o in Inghilterra, molte persone che si professano di sinistra avrebbero subito cominciato a lodare il progresso culturale di quei paesi. Mi sarebbe piaciuto sentirne parlare, non certo da Grillo che ha più volte insultato proprio Vendola per essere gay. D'altronde si sa che noi italiani siamo degli inguaribili esterofili, così come quando vediamo gli scontri in Grecia e subito arriva qualcuno a rimproverare che in Italia non si muove niente e che non c'è conflitto. Poi, alle prime vetrine scassate nei cortei nostrani, si grida ai Black Bloc, si condanna la violenza e bla bla bla bla.
Crocetta è stato appoggiato da tre liste, tra cui la sua lista diretta che ha inevitabilmente tolto voti al PD, aiutando il M5S a diventare il primo partito. Le suddette tre liste non hanno consentito al nuovo presidente della Regione di avere la maggioranza assoluta e quindi il neogovernatore dovrà trovare voti ed alleanze in aula di volta in volta, sui singoli provvedimenti. Questo renderà tortuoso e complicato il suo cammino riformatore (o rivoluzionario, come lo ha definito lui stesso) che si dovrà mettere in moto. Staremo a vedere se su questioni come la riduzione dei deputati regionali o in generale sui costi della macchina amministrativa siciliana, il M5S rimarrà sulle barricate o si sporcherà le mani per votare a favore. O anche su provvedimenti migliorabili, ma che intanto possono aprire la strada ad una stagione nuova, di cui la Sicilia ha davvero bisogno.
In molti pensano che non ci sarà nessun nuovo corso. Mancando i voti necessari per governare serenamente, Crocetta farà un accordo con Micciché e Lombardo, che hanno eletto un buon numero di deputati. Se sarà così, in Sicilia, cambierà solo il nome del presidente regionale, ma la coalizione che appoggiava Raffaele Lombardo rimane la stessa. Questa prospettiva non è incoraggiante per i siciliani e potrebbe essere uno dei motivi dell'astensione così alta. Si cambia tutto per non cambiare niente; non è un caso che Il Gattopardo sia ambientato in Sicilia.
Comunque la vittoria di Crocetta ha dato il via ad una serie di speculazioni politiche da cialtroni, ad esempio il continuo martellare di Casini&company rispetto al fatto che i progressisti ed i moderati devono allearsi, perché insieme vincono. E lasciano a casa il 53% degli elettori. Bella vittoria, bravi.

GLI SCONFITTI.
Il PDL ed il centro destra hanno subito una pesante sconfitta e molta gente che è rimasta a casa probabilmente viene da quello schieramento politico. Nonostante tutto, sono comunque riusciti a garantirsi la presenza nell'ARS.
Non così SEL, i cui dirigenti dovrebbero farsi un esame di coscienza e poi sparire nell'oblio, a partire da Claudio Fava, persona rispettabilissima, ma che non è riuscita a catalizzare neanche un voto degli astenuti. La sua campagna elettorale non è mai partita: non ha potuto candidarsi perché ha preso in ritardo la residenza. E' chiaro che la colpa è del suo staff, ma dopo una stupidaggine del genere proprio il suo staff doveva dimettersi in massa. Eroicamente Giovanna Marano ha deciso di candidarsi al posto dell'apolide Fava, ma è apparso chiaro fin da subito che avrebbe dovuto condurre la campagna elettorale da sola. L'impressione è stata questa: saltata la candidatura di Claudio Fava è saltato il banco. Da fuori è sembrata quasi una presa in giro, che ha deluso molta gente. Dati i risultati, meglio che Fava e molti dirigenti di SEL e Rifondazione si ritirino a vita privata, magari illuminandoci sui grandi problemi del mondo con un articolo di giornale o un libro ed evitando invece queste pessime figure, che contribuiscono a distruggere quel poco di sinistra che si cerca di rimetter su in questo paese.

VITTORIA SULLE MACERIE.
Il titolo di apertura de L'Unità il giorno dopo le elezioni forse ci riporta un quadro veritiero:"Vince Crocetta sulle macerie." Le macerie di una regione che è allo sbando dal punto di vista economico, ma anche politico. Riuscirà l'ex sindaco antimafia di Gela a ridare dignità all'istituzione? Ci sono tanti campi in cui fare peggio delle precedenti amministrazioni è quasi impossibile. Ci sono vecchi e nuovi problemi a cui mettere mano. La mafia non si sconfigge solo dallo scranno di Presidente regionale, ma in quel ruolo si possono fare molte cose, non ultima dire chiaro e forte che il sistema radar statunitensi, il cosiddetto MUOS, non può trovare spazio sul terreno siciliano. Non è una boutade o un'esagerazione. Un altro grande siciliano si è speso contro la guerra e perché la Sicilia tornasse ad essere una regione a piena sovranità: si chiamava Pio La Torre e ritornò da Roma nella sua terra, anche per condurre una battaglia contro gli insediamenti militari statunitensi. La Torre era un dirigente di punta del Partito Comunista Italiano; Crocetta è uno degli eredi di quella tradizione politica. Speriamo possa trarre ispirazione da uomini come La Torre e non da quelli come Micciché e Lombardo.

sabato 22 settembre 2012

Il Casalese, vita e miracoli di Nicola Cosentino e famiglia. Intervista ad Arnaldo Capezzuto.

di Claudio Metallo

Su Nicola Cosentino si è scritto e si è detto molto, spesso senza approfondire nel merito la sua posizione, quella della sua famiglia ed il contesto sociale e politico, da cui è partita la carriera che lo ha portato fino al sottosegretariato al ministero dell'Economia.
In questo periodo di larghe intese tra i partiti in sostegno del governo di Mario Monti, il suo nome sembra svanito dalle cronaca dei giornali.
Per conoscere nel dettaglio l'ascesa di Cosentino e delle persone a lui più vicine, un gruppo di coraggiosi giornalisti ha realizzato uno straordinario libro d'inchiesta: Il Casalese-ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro. Il libro è edito da Edizioni CentoAutori e contiene le inchieste di Massimiliano Amato, Luisa Maradei, Arnaldo Capezzuto, Corrado Castiglione, Peppe Papa, Antonio Di Costanzo, Vincenzo Senatore e Giuseppe Crimaldi, Ciro Pellegrino.
Appena uscito nelle librerie, Il Casalese ha rischiato di essere ritirato dal mercato, perché il fratello di Nicola Cosentino, Giovanni, ha chiesto un maxi risarcimento di un milione e duecentomila euro agli autori e, soprattutto, la distruzione di tutte le copie. Per fortuna, questa folle richiesta è stata rigettata dal Tribunale di Napoli.
Uno degli autori del libro-inchiesta, il giornalista Arnaldo Capezzuto, ce ne racconta la genesi e ci fornisce un quadro puntuale e realistico sulla vicenda politica di Cosentino, ma anche sulle terre in cui è nato l'ex sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi. Il suo giudizio è impietoso: Cosentino è il prodotto di un sistema di malapolitica, camorra, imprenditoria corrotta e della connivenza e del silenzio di alcune delle  persone che vivono quei territori. E Capezzuto giunge a consigliare alle persone oneste di Terra di lavoro di andarsene, di lasciare quei luoghi che oltre ad un devastante inquinamento ambientale, subiscono anche quello morale.





Domanda: Com'è nata l'idea di questo libro che sembra scaturito da un'esigenza precisa?

Risposta: Sembra assurdo ma il libro Il Casalese sembra davvero essere nato da solo. A Napoli e in generale in Italia è difficile scrivere e narrare
fatti che toccano personaggi di sistema. Non sto parlando di censura oppure di bavagli. Mi spiego meglio.
Di notizie su Nicola Cosentino ne sono uscite a chili. Il punto non è questo. La lacuna è la mancanza di un'opportunità del racconto organico, di mettere insieme i tasselli e svelare la rete dei rapporti, le convergenze, i nodi, gli incastri che strutturano il vero potere. Ecco: questo libro riesce a fare tutto questo. Ricostruisce venti anni di affari al confine con la politica, l'imprenditoria, la camorra. Snoccioliamo oltre mille e seicento nomi di politici, portaborse, camorristi, colletti bianchi, società, aziende. Un blocco di potere che rappresenta il 12% del consenso nazionale del Pdl in Italia. Una volta trovato il filo rosso da seguire è stato quasi naturale assemblare i paragrafi, i capitoli e dare una precisa identità al Casalese. Questo testo fa da apripista ad un nuovo modo di raccontare: credimi è difficile mettere tante persone insieme e farle lavorare sullo stesso progetto. Visti i risultati sembra che ci siamo riusciti.

D: Il capitolo che hai scritto è dedicato alle persone vicine a Cosentino, come mai? E' possibile che per fare politica ci si debba servire di un" reticolo sotterraneo di rapporti", come lo chiami tu?

R: Il punto è questo. Nicola Cosentino senza il “Cosentinismo” restava un
anonimo consigliere comunale di Casal di Principe. Lo straordinario sistema che ha inventato Nick 'o Mericano somiglia, con i dovuti distinguo, a ciò che sul finire degli anni Ottanta ha costruito Giulio Andreotti in Sicilia. Politica, affari e camorre non sono universi disgiunti ma uniti che si auto-alimentano. Questa struttura viene cementificata con la calce delle clientele. Costruire sui territori occasioni senza futuro, scatole vuote, carrozzoni, casotti per “affiliare” disperati (affamati dal meccanismo), dargli una busta paga mensile e regalargli un'illusione di finta “normalità”. Un esempio sono i consorzi dei rifiuti del casertano costruiti solo per motivi clientelari e di gestione del potere. Sorprende non poco che il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che tanto “comizia” contro la camorra non ha esitato a chiedere un aiutino a Cosentino per piazzare due suoi nipoti disoccupati nell'Eco 4 dei fratelli Sergio e Michele Orsi, collegata alla cosca dei Casalesi. Un altro esempio può essere l'insediamento a Casal di Principe di una mega struttura commerciale “Il Principe”, dove i Casalesi attraverso il loro referente politico nazionale Cosentino avevano chiesto un finanziamento-schermo bancario per riciclare soldi e tirare su l'ennesimo scandalo per uso e consumo della cosca e del sistema politico collegato ad esso. Clientele, collocazione di fornitori, riciclaggio e gestione. Fortunatamente la cosa è saltata grazie all'inchiesta “Il Principe e la scheda ballerina”. Per edificare questi sistemi hai bisogno di un “reticolo sotterraneo di rapporti” che predispone le carte, piega le istituzioni ai voleri del boss e non parlo del capo clan ma del politiconzolo di turno e cioè nel caso specifico del disonorevole Nicola Cosentino, l'apicale rappresentante, e dei suoi fedelissimi. Un nome su tutti è Luigi Cesaro. E' presidente della provincia di Napoli e contemporaneamente deputato, è stato eurodeputato, assessore, consigliere. E' anche dirigente prima di Forza Italia e adesso del
Pdl. Un uomo rozzo che non parla l'italiano nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza alla Federico II di Napoli.
Sarebbe interessante vedere la documentazione universitaria: chi erano
i suoi professori? Ricostruire il percorso di studi. Cesaro è un analfabeta totale, non sa neppure leggere un gobbo durante un'intervista. E' allucinante! Nel 1985 viene arrestato e condannato a 5 anni di reclusione per aver portato avanti rapporti con la sorella di Raffaele Cutolo, capo della Nco. Poi ottiene una “strana” assoluzione; giudice è Corrado Carnevale, l'ammazzasentenze. Sant'Antimo, paesone dell'hinterland napoletano è la sua roccaforte: la sua famiglia ha svariate attività economiche e finanziarie.
Attività che generosamente vengono pubblicizzate a pagamento dai quotidiani napoletani, tanto da farli zittire di fronte ad uno scandalo umano e politico come è quello di Cesaro. Insomma, siamo di fronte ad un un sistema trasversale perché il “Cosentinismo” per diventare piattaforma e propulsore di affari si è sposato con il “Bassolinismo”.
Non voglio dire che Antonio Bassolino è la stessa cosa di Nicola Cosentino, giammai. Però il “Cosentinismo” in quegli anni ha avuto lo spazio per espandersi. Il centro sinistra non ha fatto nulla per contrastare quel nascente modello di potere cinico, spietato e criminale. Un grave peccato di sistematica e colpevole omissione, che oggettivamente ridimensiona il valore storico dell'esperienza di governo del centro sinistra a Napoli, in Campania, in Italia. Un fallimento.

D: Tu pensi che Cosentino sia parte di un ingranaggio più grande?
Penso al fatto che addirittura i matrimoni nella sua famiglia sembrano far parte di una strategia per stringere accordi e ramificare le proprie conoscenza.

R: Nicola Cosentino ha strutturato attorno a sé una giocosa macchina da
guerra. Se segui la sua biografia personale e familiare ti accorgi che tutto si tiene. Alla fine il “Cosentinismo” è una costola del “Berlusconismo”. I due sistemi si somigliano e s'integrano. Potere, aziende di famiglia, affari, intrallazzi, accordi di desistenza, interessi privati, corte dei miracoli, conflitti d'interesse, sistematico aggiramento delle regole, uso disinvolto delle istituzioni. E' la degenerazione di quel potere che ha degli effetti devastanti sui territori. Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Casapesenna, Villa Literno, Castel Volturno, Mondragone sono territori devastati dove la speranza non esiste più, anzi bisogna finire di illudere chi ci abita. Li non potrà mai cambiare niente. Chi è onesto deve andare via da quei luoghi. La camorra, un po' come è per Napoli, è nelle viscere, nell'aria, nel Dna. Chi dice il contrario è ingenuo oppure mente spudoratamente.

D: Dopo l'uscita del libro cos'è successo? Si sono fatti sentire gli avvocati della famiglia Cosentino. Ci puoi spiegare la situazione?

R: Il libro è uscito a fine novembre mentre a inizio dicembre è scattato il blitz che ha portato in cella una cinquantina di persone. In carcere doveva finire anche Cosentino ma Silvio Berlusconi si è prodigato per rovesciare alla Camera il voto favorevole all'arresto della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Se Cosentino fosse stato arrestato saltava addirittura il governo tecnico di Mario Monti. Per la seconda volta è stato graziato. Particolari che mostrano come è importante il “Cosentinismo” per il “Berlusconismo”. E' nato un corto circuito. Cosentino è convinto che dietro “Il Casalese”  ci siano dei magistrati che hanno ispirato il libro. Da questo assunto è partita la guerra contro il testo. A condurla, Giovanni Cosentino, titolare delle aziende di famiglia, la cassaforte del sistema, che ha richiesto un milione e duecentomila euro di risarcimento danni, il sequestro e la distruzione del libro e provvedimenti cautelari per alcuni autori. Il giudice ha respinto il procedimento nel giudizio immediato, adesso abbiamo cause con rito ordinario. Nell'occhio del ciclone, oltre alla casa editrice “Cento Autori” e lo stampatore, siamo finiti in tre: il sottoscritto, Massimiliano Amato e Peppe Papa. A questi procedimenti se ne sono aggiunti altri penali e civili. Certo, ritrovarsi il pool di avvocati della famiglia Cosentino alle calcagna ad ogni presentazione e conferenza stampa è stata un'esperienza interessante. Personalmente, mi ero anche affezionato!

D: Una delle cose che mi ha fatto più rabbia, leggendo il vostro libro
ed al di là della collusione di Cosentino con i Casalesi, è che le
terre da cui viene l'ex sottosegretario sono terre stupende, ricche e
che avrebbero potuto avere tutt'altro sviluppo se amministrate meglio.
Nel senso che oltre ad un problema etico, c'è anche un problema di
capacità di amministrazione della cosa pubblica. Vista la tua
esperienza, puoi darci una tua opinione su questa questione?

R: Sono d'accordo. La Campania Felix era il vanto dell'Impero Romano.
C'era un motivo se gli imperatori ritenevano la campagna casertana la migliore. Tutto distrutto, ammorbato con lo scarico illegale dei rifiuti, devastato dall'abusivismo edilizio, dai traffici.
Monta una rabbia esagerata.
Si è distrutta un'economia nell'indifferenza generale. Prima ho detto non ci sono più speranze perché è così. In quei luoghi ci siamo stati a presentare il libro e la gente ti guarda sotto'occhio. Ti percepisce come un nemico. Dove sono le persone oneste? Dove sono i giovani che desiderano spezzare i lacci e lacciuoli della mala politica e della camorra? Tutto tace. C'è una rassegnazione assurda. Non so come si potrebbe risalire la china.
Sicuramente mi sembra ipocrita andare lì, fare una bella manifestazione, fare un bel comizio, dire quattro stronzate e poi tornarsene da dove veniamo a fare le cose nostre. Ecco, la mia coscienza è inquieta. Dico che non ci sono le condizioni per far nulla di serio, le persone perbene devo lasciare quei territori.

D: L'altro aspetto inquietante del libro, è che dal vostro racconto
sembra che la storia d'Italia degli ultimi vent'anni sia passata
dalla Campania. Che opinione ti sei fatto su questo argomento?

R: Ne sono convinto. La Campania nel bene come nel male è stata sempre un laboratorio. Noi siamo la regione che ha prodotto Antonio Gava, Ciriaco De Mita, Francesco de Lorenzo, Giulio di Donato, Nicola Mancino...La storia proprio non insegna nulla. Ci sono tanti eroismi, tante persone straordinarie che hanno sacrificato la propria vita per aver detto un “no”.
Non capisco perché da queste terre emerga sempre e solo la mediocrità e il peggio del peggio. Non meritiamo questo.
Questo libro è una testimonianza chiara e netta che un certo tipo di potere può essere scardinato. Il ruolo dei giornalisti è solo quello di raccontare, narrare, spiegare. Però qualcosa ognuno di noi nel nostro piccolo lo può fare. Non dico cambiamo le cose ma almeno proviamoci ad essere attraversati da un sussulto di coscienza. Non è più tempo di guardare fuori, occorre essere di parte e di stare da una parte precisa. Lo dico da cronista. Nella nostra stessa categoria c'è una ipocrisia, una cultura del padrone, un servilismo, un mendicare che offende la memoria di giornalisti-giornalisti come Giancarlo Siani che ha sacrificato la  propria vita per il dovere della verità.

D: Tu sei un giornalista sempre dietro la notizia, sempre sul pezzo.
Ami questa professione. Pensando al fatto che qualcuno vuol fare
distruggere il vostro libro o al fatto che molti tuoi colleghi vengono
pagati quattro centesimi a riga, non pensi che il giornalismo stia
ridiventando una professione da ricchi e si rischia un'involuzione sia
in termini di qualità che di indipendenza?

R: E' un punto delicato. La libertà ha un prezzo. Attualmente nel mondo dell'informazione le professionalità, la foga, la passione viene annullata dalla cultura del ricatto, dalla pratica dello scendiletto. Occorre ribellarsi. Ci sono le nuove tecnologie.
Bisogna diventare indipendenti.  Oltre a sollecitare il giusto compenso per il nostro lavoro e quindi costruire un possibile percorso legislativo che dia strumenti concreti a chi li scrive i giornali, rovesciamolo il tavolo.
Rifiutiamo i tre euro a pezzo. Con grandi sacrifici e amore per il mestieraccio facciamo altro per vivere e contemporaneamente rendiamoci giornalisticamente autonomi. Proprio questo sto facendo attualmente con www.ladomenicasettimanale.it  e gli amici di “Fare Rete” che vedono la testata de “I Siciliani giovani” di Pippo Fava capofila di questo progetto. In questo spirito di autonomia e per rafforzare la denuncia del libro “Il Casalese”, la casa editrice Cento Autori ha prodotto un documentario che uscirà a fine settembre e sarà venduto in accoppiata al libro dove illustriamo con un racconto incalzante gli anni del potere “Cosentiniano”. Immagini eloquenti che è giusto conoscere dato che tra qualche mese andremo a votare e con ogni probabilità questi volti di deputati e senatori rinviati a giudizio e sotto processo per reati gravissimi, ce li ritroveremo nuovamente candidati. Inacettabile.