lunedì 12 marzo 2012
Le tre leggende di Istanbul
Quante leggende avvolgono Istanbul? Quante di queste sono vere e quante nate dal fascino di una città a metà tra oriente ed occidente. Forse alcune sono nate nei vecchi bar, ormai ristrutturati, sotto il ponte di Galata. Altre, bevendo thè nero, vicino al palazzo Topkapi, alcune sono dovute al Raki, l'alcoolica bevanda, simile all'anice lattescente che si beve per le strade della ex capitale dell'Impero Ottomano. In alcuni casi, essere svegliato in piena notte dal muezzin che richiama alla preghiera e poi non riuscire più a chiudere occhio, può aver dato vita a vicende eroiche e meno eroiche che vengono tramandate di secolo in secolo.
Le tre leggende di Istanbul, racconta tre storie di questa straordinaria città . Quali saranno vere?
Le tre leggende Istanbul è un mockumentary girato, per gioco, da Claudio Metallo durante una vacanza nella città turca.
Scaricalo da qui:
Le tre leggende di Istanbul
domenica 11 marzo 2012
A proposito di mobilità 02
di Claudio Metallo
La questione della mobilità in Calabria diventa sempre più grottesca e drammatica. Mentre la Regione si sgola, ma non si capisce bene cosa stia facendo, mentre i parlamentari della destra di governo eletti al sud dormono, la situazione delle Ferrovie dello Stato e delle linee ferrovierie calabresi diventa sempre più disastrosa. In molti hanno denunciato il fatto che gli scali merci di Lamezia Terme e Cosenza verranno chiusi, la zona del Savuto è isolata, la chiusura dei binari per Reggio Calabria sta provocando enormi disagi in tutta la regione: ritardi e soppressioni dei treni sono ormai l'unica certezza di chi si mette in viaggio per arrivare o partire da Reggio e dalla Sicilia. Le solite malelingue sostengono che ci sia un piano delle ferrovie per eliminare le fermate di Intercity ed Eurostar in quasi tutta la Calabria. Questo sarebbe, solo, un primo passo.
Ma chi ha organizzato questa ristrutturazione urgente? E come l'ha organizzata? Comunque, gli vanno fatti vivissimi complimenti! Forse è stato Bertolaso? Di lui c'è da fidarsi. E' l'uomo che ha aperto la discarica di Chiaiano. Certo la cava prescelta era piena di amianto (date un'occhiata a questo video su www.pandoratv.it: http://pandoratv.it/index.php?q=static/video_amianto) che chissà dov'è andato a finire, ma non si può sapere sempre tutto.
Il sintomo principale di un paese che sta scivolando verso una dittatura è la mancanza d'informazione e la sua mistificazione.
I telegiornali e gli speciali televisivi, in questi giorni di inizio marzo, ci stanno bombardando (oltre che con l'urgenza delle centrali nucleari: pura follia) con il ritorno in auge delle grandi opere: prime fra tutte la Torino - Lione ed il ponte sullo stretto.
Sull'alta velocità Torino - Lione bisogna dire che abbiamo una linea ferroviaria che cade a pezzi ed ancora si deve sentire questa storia della linea veloce che faranno concorrenza agli aerei. Chi potrà viaggiarci? Verranno svendute ai privati appena finite? A che prezzo si sta realizzando un lavoro del genere? A questo proposito, il 3 marzo si è concluso a Firenze il processo in primo grado per i danni ambientali causati dai lavori per l'Alta velocità tra Firenze e Bologna, in particolare nel Mugello. Ci sono state 26 condanne da tre mesi a cinque anni e la corte ha inoltre condannato la CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana) che aveva in appalto i lavori da TAV s.p.a., a pagare 150 milioni di euro di risarcimenti per "furto di acqua". Fra le persone condannate a 5 anni: Alberto Rubegni, Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, rispettivamente presidente, consigliere delegato e direttore generale di Cavet. La cosa che ha deluso molti in questa sentenza è la semplice pena pecuniaria riferita al "furto di acqua". In Mugello sono stati prosciugate molte fonti, ruscelli, fiumi con un danno grave agli agricoltori ed allevatori della zona, oltre che all'ecostistema tutto di quelle luoghi. Da questa sentenza si deduce che se rubo una borsa, mi arrestano; se rubo l'acqua pago una multa.
Su questa sentenza sono state spese due parole, è scivolata via nei media come acqua.
Sarebbe interessante, al di là delle posizioni, avviare una discussione pubblica, anche attraverso la tv, sulle grandi opere. Il fatto che si evita con cura l'argomento fa nascere di per se qualche sospetto.
Con queste premesse ci si avvia ad iniziare i lavori per il ponte sullo stretto, che, continuano a ripeterci, è un'opera strategica, proprio come il TAV.
In questa ottica dovrebbe essere strategica anche la Salerno/Reggio Calabria, ma non sembra che si riesca né a rimetterla a posto dopo le alluvioni né tanto meno a terminare i lavori di ammodernamento. Anzi la CGIL calabrese denuncia che di questo passo ci vorranno altri venti anni.
Dovrebbe essere uno scandalo nazionale, ma poche righe e due parole in tv e tutto torna nel dimenticatoio. In compenso sappiamo tutto di Garlasco. Sul TG1 si parla, addirittura, della donna di Rogliano che ha scritto al quotidiano della Calabria, per dire ai suoi concittadini che non ha rubato il marito alla "legittima" moglie. Chi se ne importa!
I solerti parlamentari meridionali di destra si saranno arrabbiati non poco! Invece no, silenzio tombale. Certo , si legge sui giornali, che ci sono state riunioni tra onorevoli, ma se è stata presa una qualche decisione, non sappiamo quale sia. Neanche la solerte Angela Napoli, che sembra petrusino ogni minestra, ha criticato l'operato del governo.
Mentre la Salerno/Reggio cade a pezzi, dal governo arrivano continue voci sul ponte. Le strade si aprono, nel senso che si aprono in due, ci sono frane, la viabilità è in tilt e Matteoli parla di mettere la prima pietra sullo stretto. Dalle ultime notizie, sembra che il ponte risolverà la crisi economica.
Intanto scoppia l'ennesimo caso 'ndrangheta-appalti sull'A3. La solita storia: Le 'ndrine imponevano il pizzo (chiamata "tassa governativa") ed i fornitori alle ditte che lavorano all'ammodernamento. Vengono arrestati imprenditori calabresi, ma sono coinvolte le ditte Asfalti sintex,Todini e Toto imprese del nord produttivo. Dall'inchiesta emerge per l'ennesima volta il fatto (ed è un fatto) che non si riesce a fare un'opera pubblica senza l'intervento della 'ndrangheta. Quando ho sentito questa notizia, ho pensato che di sicuro la cosa avrebbe fatto scalpore visto che si parlava tanto di far ripartire le grandi opere. Era lecito soprattutto per i fautori delle cementificazioni chiedersi: "quali forze può mettere in campo la società civile contro le infiltrazione mafiose?". Era giusto anche dare una risposta ai non fautori. Invece niente, non una parola.
Sul TG1 la notizia non viene proprio data; al TG2 visto che non erano coinvolti cagnetti, orsacchiotti o rumeni la notizia viene ignorata. In compenso, sul tg diretto da Mazza è andata in onda un immancabile ed insostituibile servizio di denuncia sulle condizioni dei cattolici in Iraq, che ha ben vedere non se la passano peggio di uno sciita o di un sunnita e che sono un'esigua minoranza. Anche lì per evitare equivoci, non viene neanche nominato Tareq Aziz, il primo ministro di fede CATTOLICA nominato da Saddam Hussein, che ha governato fino a sei anni prima e s'è reso complice degli eccidi dei curdi e di ogni nefandezza commessa da Saddam stesso. Un uomo che si toglieva la divisa militare solo per andare a trovare Papa Wojitila.
Studio Aperto, come tutti sanno, è sempre impegnato a mostrare dei sederi, al Tg4 hanno le faccie come i sederi, il TG5, lasciamolo perdere.
La notizia del riavvio delle grandi opere e quella del controllo mafioso su di esse sono notizie che andrebbero date una dopo l'altra. Non dando informazioni non si permette di farsi un'opinione sulla questione e visto che questo è un fatto noto ad ogni direttore di giornale e telegiornale, credo che ci sia premeditazione nel nascondere una notizia a favore di un'altra. Quindi non si tratta di negligenza o stupidità, ma di malafede. Tra l'altro il TG2 è diventata la fucina di portavoce e politici vari, neanche dalle frattocchie ne erano usciti fuori così tanti: Luca Salerno, ad esempio, è passato da essere il "mezzobusto" del telegiornale a portavoce di Ignazio La Russa e con quella voce che si ritrova il ministro dev'essere un mestiere duro. L'irpino Pionati è passato anche lui dal TG al parlamento, prima nell'UDC, sempre pronta ad accogliere tutti, poi ha deciso di fondare un partito tutto suo: l'alleanza di centro ed è passato armi e bagagli alla maggioranza dei berluscones. Insomma, questa è uno spaccato dell' informazione italiana. Soprattutto é triste pensare che non esiste una vigilanza su quello che succede nel meridione. Solo la Campania è salita alla ribalta, quando è servita per screditare le amministrazioni di centrosinistra che lì governano da molti anni. Da quando è scoppiato il caso rifiuti in Campania, molti calabresi (compreso Francesco Cirillo, anche lui collaboratore di questo giornale e voce critica storica della Calabria) hanno pensato che il prossimo luogo di sversamento illecito dei rifiuti sarebbe stata la nostra regione. Questo problema è già venuto a galla in molte occasioni e si sa per certo che, anche da noi, esiste un'attività criminale sui rifiuti. Speriamo di non svegliarci, per colpa nostra e dell'informazione mainstream, sotto una montagna di cemento, fango e monnezza.
La questione della mobilità in Calabria diventa sempre più grottesca e drammatica. Mentre la Regione si sgola, ma non si capisce bene cosa stia facendo, mentre i parlamentari della destra di governo eletti al sud dormono, la situazione delle Ferrovie dello Stato e delle linee ferrovierie calabresi diventa sempre più disastrosa. In molti hanno denunciato il fatto che gli scali merci di Lamezia Terme e Cosenza verranno chiusi, la zona del Savuto è isolata, la chiusura dei binari per Reggio Calabria sta provocando enormi disagi in tutta la regione: ritardi e soppressioni dei treni sono ormai l'unica certezza di chi si mette in viaggio per arrivare o partire da Reggio e dalla Sicilia. Le solite malelingue sostengono che ci sia un piano delle ferrovie per eliminare le fermate di Intercity ed Eurostar in quasi tutta la Calabria. Questo sarebbe, solo, un primo passo.
Ma chi ha organizzato questa ristrutturazione urgente? E come l'ha organizzata? Comunque, gli vanno fatti vivissimi complimenti! Forse è stato Bertolaso? Di lui c'è da fidarsi. E' l'uomo che ha aperto la discarica di Chiaiano. Certo la cava prescelta era piena di amianto (date un'occhiata a questo video su www.pandoratv.it: http://pandoratv.it/index.php?q=static/video_amianto) che chissà dov'è andato a finire, ma non si può sapere sempre tutto.
Il sintomo principale di un paese che sta scivolando verso una dittatura è la mancanza d'informazione e la sua mistificazione.
I telegiornali e gli speciali televisivi, in questi giorni di inizio marzo, ci stanno bombardando (oltre che con l'urgenza delle centrali nucleari: pura follia) con il ritorno in auge delle grandi opere: prime fra tutte la Torino - Lione ed il ponte sullo stretto.
Sull'alta velocità Torino - Lione bisogna dire che abbiamo una linea ferroviaria che cade a pezzi ed ancora si deve sentire questa storia della linea veloce che faranno concorrenza agli aerei. Chi potrà viaggiarci? Verranno svendute ai privati appena finite? A che prezzo si sta realizzando un lavoro del genere? A questo proposito, il 3 marzo si è concluso a Firenze il processo in primo grado per i danni ambientali causati dai lavori per l'Alta velocità tra Firenze e Bologna, in particolare nel Mugello. Ci sono state 26 condanne da tre mesi a cinque anni e la corte ha inoltre condannato la CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana) che aveva in appalto i lavori da TAV s.p.a., a pagare 150 milioni di euro di risarcimenti per "furto di acqua". Fra le persone condannate a 5 anni: Alberto Rubegni, Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, rispettivamente presidente, consigliere delegato e direttore generale di Cavet. La cosa che ha deluso molti in questa sentenza è la semplice pena pecuniaria riferita al "furto di acqua". In Mugello sono stati prosciugate molte fonti, ruscelli, fiumi con un danno grave agli agricoltori ed allevatori della zona, oltre che all'ecostistema tutto di quelle luoghi. Da questa sentenza si deduce che se rubo una borsa, mi arrestano; se rubo l'acqua pago una multa.
Su questa sentenza sono state spese due parole, è scivolata via nei media come acqua.
Sarebbe interessante, al di là delle posizioni, avviare una discussione pubblica, anche attraverso la tv, sulle grandi opere. Il fatto che si evita con cura l'argomento fa nascere di per se qualche sospetto.
Con queste premesse ci si avvia ad iniziare i lavori per il ponte sullo stretto, che, continuano a ripeterci, è un'opera strategica, proprio come il TAV.
In questa ottica dovrebbe essere strategica anche la Salerno/Reggio Calabria, ma non sembra che si riesca né a rimetterla a posto dopo le alluvioni né tanto meno a terminare i lavori di ammodernamento. Anzi la CGIL calabrese denuncia che di questo passo ci vorranno altri venti anni.
Dovrebbe essere uno scandalo nazionale, ma poche righe e due parole in tv e tutto torna nel dimenticatoio. In compenso sappiamo tutto di Garlasco. Sul TG1 si parla, addirittura, della donna di Rogliano che ha scritto al quotidiano della Calabria, per dire ai suoi concittadini che non ha rubato il marito alla "legittima" moglie. Chi se ne importa!
I solerti parlamentari meridionali di destra si saranno arrabbiati non poco! Invece no, silenzio tombale. Certo , si legge sui giornali, che ci sono state riunioni tra onorevoli, ma se è stata presa una qualche decisione, non sappiamo quale sia. Neanche la solerte Angela Napoli, che sembra petrusino ogni minestra, ha criticato l'operato del governo.
Mentre la Salerno/Reggio cade a pezzi, dal governo arrivano continue voci sul ponte. Le strade si aprono, nel senso che si aprono in due, ci sono frane, la viabilità è in tilt e Matteoli parla di mettere la prima pietra sullo stretto. Dalle ultime notizie, sembra che il ponte risolverà la crisi economica.
Intanto scoppia l'ennesimo caso 'ndrangheta-appalti sull'A3. La solita storia: Le 'ndrine imponevano il pizzo (chiamata "tassa governativa") ed i fornitori alle ditte che lavorano all'ammodernamento. Vengono arrestati imprenditori calabresi, ma sono coinvolte le ditte Asfalti sintex,Todini e Toto imprese del nord produttivo. Dall'inchiesta emerge per l'ennesima volta il fatto (ed è un fatto) che non si riesce a fare un'opera pubblica senza l'intervento della 'ndrangheta. Quando ho sentito questa notizia, ho pensato che di sicuro la cosa avrebbe fatto scalpore visto che si parlava tanto di far ripartire le grandi opere. Era lecito soprattutto per i fautori delle cementificazioni chiedersi: "quali forze può mettere in campo la società civile contro le infiltrazione mafiose?". Era giusto anche dare una risposta ai non fautori. Invece niente, non una parola.
Sul TG1 la notizia non viene proprio data; al TG2 visto che non erano coinvolti cagnetti, orsacchiotti o rumeni la notizia viene ignorata. In compenso, sul tg diretto da Mazza è andata in onda un immancabile ed insostituibile servizio di denuncia sulle condizioni dei cattolici in Iraq, che ha ben vedere non se la passano peggio di uno sciita o di un sunnita e che sono un'esigua minoranza. Anche lì per evitare equivoci, non viene neanche nominato Tareq Aziz, il primo ministro di fede CATTOLICA nominato da Saddam Hussein, che ha governato fino a sei anni prima e s'è reso complice degli eccidi dei curdi e di ogni nefandezza commessa da Saddam stesso. Un uomo che si toglieva la divisa militare solo per andare a trovare Papa Wojitila.
Studio Aperto, come tutti sanno, è sempre impegnato a mostrare dei sederi, al Tg4 hanno le faccie come i sederi, il TG5, lasciamolo perdere.
La notizia del riavvio delle grandi opere e quella del controllo mafioso su di esse sono notizie che andrebbero date una dopo l'altra. Non dando informazioni non si permette di farsi un'opinione sulla questione e visto che questo è un fatto noto ad ogni direttore di giornale e telegiornale, credo che ci sia premeditazione nel nascondere una notizia a favore di un'altra. Quindi non si tratta di negligenza o stupidità, ma di malafede. Tra l'altro il TG2 è diventata la fucina di portavoce e politici vari, neanche dalle frattocchie ne erano usciti fuori così tanti: Luca Salerno, ad esempio, è passato da essere il "mezzobusto" del telegiornale a portavoce di Ignazio La Russa e con quella voce che si ritrova il ministro dev'essere un mestiere duro. L'irpino Pionati è passato anche lui dal TG al parlamento, prima nell'UDC, sempre pronta ad accogliere tutti, poi ha deciso di fondare un partito tutto suo: l'alleanza di centro ed è passato armi e bagagli alla maggioranza dei berluscones. Insomma, questa è uno spaccato dell' informazione italiana. Soprattutto é triste pensare che non esiste una vigilanza su quello che succede nel meridione. Solo la Campania è salita alla ribalta, quando è servita per screditare le amministrazioni di centrosinistra che lì governano da molti anni. Da quando è scoppiato il caso rifiuti in Campania, molti calabresi (compreso Francesco Cirillo, anche lui collaboratore di questo giornale e voce critica storica della Calabria) hanno pensato che il prossimo luogo di sversamento illecito dei rifiuti sarebbe stata la nostra regione. Questo problema è già venuto a galla in molte occasioni e si sa per certo che, anche da noi, esiste un'attività criminale sui rifiuti. Speriamo di non svegliarci, per colpa nostra e dell'informazione mainstream, sotto una montagna di cemento, fango e monnezza.
A proposito di mobilità 01
"E tu ti viaggerai con dolore"
maltempo e mobilità in Calabria
di Claudio Metallo
Danilo Orlando e Nicolino Paliano sono morti sulla Salerno - Reggio Calabria, vicino Rogliano.
Una frana ha investito il furgoncino su cui viaggiavano.
Oltre alla tragedia di queste due persone, dei loro amici e delle loro famiglie, ci sono delle domande che bisogna porsi: Come mai c'è stata questa frana? Quali materiali vengono usati per la modernizzazione dell'autostrada?
Basta qualche goccia di pioggia in più per provocare una frana mortale sulla SA-RC e mettere in ginocchio la mobilità nell'intera Calabria.
Mi scuso, ma è d'obbligo aprire una parentesi tragicomica su questa vicenda: in piena emergenza idrogeologica Pino Gentile annunciava l'arrivo in pompa magna del sottosegretario allo sviluppo economico di A.N. (esiste ancora?) Adolfo Urso per discutere della situazione.
Il ministero è retto da Claudio Scajola, che ha come obbiettivo rilanciare il nucleare in Italia. Chissà cosa farà uno che era ministro degli interni durante il G8 di Genova, con il nucleare? Altro che minaccia iraniana!
Lo so, alcuni di voi penserenno: "Qualche anno dopo il caso Moro, Cossiga, anch'egli agli interni, è diventato presidente della Repubblica".
Tornando ad Urso: qualche giorno fa leggo sul Quotidiano della Calabria che non è riuscito ad arrivare a stringere la mano all'ex socialista Gentile, perché il maltempo l'ha bloccato...(sic!)
Il sottosegretario è poi riuscito ad arrivare in Calabria, ma il 20 febbraio, quando ha tenuto un'innocua conferenza "...su temi di politica nazionale e regionale e sulle questioni di carattere economico, con particolare riferimento alla Calabria." Bontà sua!
Dopo questa parentesi si apre riflessione, però, anche sulla questione della mobilità in Calabria e sulla mobilità per la Calabria.
Senza autostrada diventa praticamente impossibile muoversi e diventa difficile arrivare e partire.
Qualcuno penserà: "Ci sono i treni, mica ci abbandoneranno così le fedeli Ferrovie dello Stato?"
Come molti meridionali (e non solo) vivo fuori dalla mia terra d'origine e per andare a trovare i miei, prendermi una vacanza, andare ad una festa di compleanno o semplicemente stare un pò a casa, prendo quasi sempre il treno.
La cosa che si nota subito, viaggiando spesso, è la ridicola voce registrata che dice: "Grazie per aver scelto Trenitalia". Come se potessimo scegliere un altro operatore!
Non è che io sia favorevole alla privatizzazione dei servizi, perché la storia c'ha insegnato che nel 90% dei casi peggiorano e finiscono in mano a malandrini, affaristi e ladruncoli d'ogni sorta. Esempio eclatante: l'esternalizzazioni all'ASL di Locri, completamente in mano alla 'ndrangheta.
Il problema è che Trenitalia ha una struttura societaria impostagli dallo stato che la costringe a comportarsi come una società privata. Gente come Mauro Moretti (a.d. di Ferrovie) può nascondersi tranquillamente dietro a frasi come: "per i pendolari mi devono dare i soldi le regioni", o "devo fare quadrare i bilanci", proseguendo con tutto il repertorio tipico di uno che occupa quel posto non si sa bene in base a che criterio.
La sicurezza e la manutenzione, a detta di molte lavoratrici e lavoratori delle ferrovie (lavoratori e non amministratori delegati), sono diventate un optional. Tutti sappiamo che ogni tanto si spezza un treno in due, sappiamo dei ritardi e sappiamo pure che se sei un lavoratore delle ferrovie è meglio non parlare di queste cose, se no ti licenziano. Ricordiamo il caso dei ferrovieri che parlarono a Report dei problemi della linea e vennero licenziati. Ultimo, in ordine di tempo, cacciato dal lavoro per aver parlato è Dante De Angelis, che denunciò la rottura a metà di una carrozza di un Eurostar.
Per ritornare alla mera questione dei viaggi, il fatto certo è che ci sono due momenti in cui i treni dovrebbero funzionare bene: in primis durante le feste di natale, pasqua e vacanze estive e per i pendolari.
Per chi viaggia tutti i giorni, il servizio deve funzionare per motivi che non sto qui a ripetere:. Ad esempio per un questione di dignità: "mi sto andando a far sfruttare, almeno fatemici andare comodo", ma anche per evitare l'inquinamento prodotto dalle auto.
La questione delle feste non la tiro fuori perché bisogna santificare il sacro natale, ma perché la maggior parte delle persone usano il treno in quei momenti dell'anno e visto che il treno si usa per spostarsi o almeno così mi ricordo io, è incredibile che sia quasi impossibile viaggiare proprio in quei periodi dell'anno.
Ci sono ritardi per qualsiasi cosa: quanti di noi non hanno maledetto il fumatore che fa l'ultimo tiro quando il capotreno ha già fischiato, la signora che non riesce a salire o i ritardatari dell'ultimo minuto?
Però non si possono imputare a queste persone i ritardi di un'ora, due ed anche tre.
A dicembre per vari motivi, ho viaggiato avanti ed indietro tra Roma, Napoli ed Amantea (e da qui a Campora S.G., ovviamente in macchina). Non c'è stata una volta che il treno abbia fatto meno di un'ora e mezza di ritardo. Il momento più eccezzionale è stato quando dovevo andare da Amantea a Napoli: arrivo in stazione e vedo che, stranamente, c'è un sacco di gente. Chiedo come mai e mi dicono che stanno aspettando il regionale per Cosenza che ha un ora e mezza di ritardo e quello che doveva passare un'ora dopo non era proprio arrivato. Alla fine io sono partito con un paio d'ore di ritardo e chi doveva andare a Cosenza se n'è andato a casa o ha preso la macchina perché i regionali non erano ancora arrivati.
Qualche tempo fa ho visto un' edificante inchiesta di La7 sugli sprechi del TAV. In studio c'erano il tribuno Di Pietro, Mauro Moretti, Pietro Lunardi (ex ministro delle infrastrutture e trasporti del secondo governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e proprietario della Rocksoil, che fa gallerie, strade, ferrovie e ponti, do you know?).
C'era anche l'ing. Ivan Cicconi che cercava di portare avanti un discorso su costi e benefici (se ci saranno) del TAV in maniera seria e puntuale, ma Ilaria D'Amico (la conduttrice) non gli lasciava lo stesso spazio che lascia a Massimo Mauro quando commenta le partite su Sky. Durante la trasmissione si alternano le discussioni tra gli esperti (tra cui Cicconi, appunto) e chi invece si difende sulle vari questioni tipo sicurezza e sprechi. Moretti dice le cose di cui sopra. Insiste con la manfrina che non si possono fare passare i treni in ogni paesino e che gli eurostar devono passare solo in cittadine di più di 60000 abitanti. Penso a questa affermazione, ci ripenso, ci ripenso di nuovo e poi ho l'illuminazione: in Calabria fermerebbero solo a Reggio Calabria e forse a Lamezia Terme, perchè c'è l'aereoporto. In Sicilia fermerebbero in qualche città in più, ma sfido chiunque a prendere un treno che va in Trinacria, onestamente io andrei a nuoto. Tra l'altro le ultime notizie parlano della possibile chiusura degli scali merci di Cosenza e di Lamezia Terme.
Eppure per Moretti è tutto normale. Negli ultimi anni sono spariti i regionali e gli interregionali. Ovviamente i treni vengono soppressi senza preavviso. Il giorno prima fai il biglietto, il giorno dopo vai a prendere il treno che però non arriva più in quella stazione. A me è successo due volte, penso che ci sia ancora traccia tra i reclami fatti alle FS. Ah, utilissimi ed ascoltati i reclami! Con la mancanza di regionali è molto difficile raggiungere senza auto una stazione con 60000 abitanti attorno.
La perla della trasmissione, però, è dell'ex ministro Lunardi. A parte che durante tutta la serata nessuno contraddice né Lunardi né Moretti e chi ci prova è stoppato dalla simpatica D'Amico. A sua discolpa va detto che non è facile passare dai campi di calcio al giornalismo d'inchiesta. La domanda è: perché lo fai?
Comunque, dicevamo, la perla della serata è quella di Lunardi:
Vediamo un morbido servizio sul fatto che una legge appoggiata proprio dall'ex ministro (tra i padri della famigerata legge obiettivo, quella dei general contractors) non obbliga a determinate norme di sicurezza nella costruzione delle galleria; ad esempio non è necessario fare una galleria per ogni senso di marcia(come in Spagna o Francia), oppure non è necessario che ci siano più uscite di sicurezza nelle gallerie.
L'ex ministro dice che non è possibile tenere conto di ogni standard di sicurezza, altrimenti non si farebbe nulla (ricordo che Lunardi è quello che disse che bisognava convivere con la mafia, se no non si faceva nulla). Per esplicare la sua teoria, come esempio, usa il deragliamento. Dice che è un fatto raro e mica si possono spendere tutti quei soldi per una cosa del genere.
Quando ci mettiamo in treno non dobbiamo avere questi cattivi pensieri, ma goderci il paessaggio.
L'ultima straordinaria novità in ordine di tempo è la chiusura di parte delle linee da Lamezia Terme verso Reggio Calabria e la Sicilia, per manutenzione straordinaria. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l'alleato nazionale (l') Altero Matteoli che fine ha fatto? N.P. Non pervenuto. Certo s'era sbracciato tanto per promuovere la follia del ponte sullo stretto, ed ora? Sappiamo che Urso ha deciso che non era il caso di mettersi in viaggio con il brutto tempo, ma lui? Matteoli poteva farsi accompagnare dal figlio Federico, assunto come pilota nella nuova compagnia aerea italiana, CAI. I maligni dicono, grazie ad una graduatoria ad hoc che gli ha permesso di scavalcare altri piloti con maggiore anzianitá e diritti. Largo ai giovani. Altro non pervenuto sulla vicenda è il giovane ed amato sindaco di Reggio Calabria, Scopelliti, che ha, però, una scusante: è impegnatissimo ad imballare i Bronzi di Riace per il prossimo G8 e speriamo che Scajola non abbia il nucleare per quel periodo. Tra ponte, bronzi e treni, Scopelliti più che ricalcare le orme di Ciccio Franco sembra ricalcare quelle di Franco e Ciccio.
maltempo e mobilità in Calabria
di Claudio Metallo
Danilo Orlando e Nicolino Paliano sono morti sulla Salerno - Reggio Calabria, vicino Rogliano.
Una frana ha investito il furgoncino su cui viaggiavano.
Oltre alla tragedia di queste due persone, dei loro amici e delle loro famiglie, ci sono delle domande che bisogna porsi: Come mai c'è stata questa frana? Quali materiali vengono usati per la modernizzazione dell'autostrada?
Basta qualche goccia di pioggia in più per provocare una frana mortale sulla SA-RC e mettere in ginocchio la mobilità nell'intera Calabria.
Mi scuso, ma è d'obbligo aprire una parentesi tragicomica su questa vicenda: in piena emergenza idrogeologica Pino Gentile annunciava l'arrivo in pompa magna del sottosegretario allo sviluppo economico di A.N. (esiste ancora?) Adolfo Urso per discutere della situazione.
Il ministero è retto da Claudio Scajola, che ha come obbiettivo rilanciare il nucleare in Italia. Chissà cosa farà uno che era ministro degli interni durante il G8 di Genova, con il nucleare? Altro che minaccia iraniana!
Lo so, alcuni di voi penserenno: "Qualche anno dopo il caso Moro, Cossiga, anch'egli agli interni, è diventato presidente della Repubblica".
Tornando ad Urso: qualche giorno fa leggo sul Quotidiano della Calabria che non è riuscito ad arrivare a stringere la mano all'ex socialista Gentile, perché il maltempo l'ha bloccato...(sic!)
Il sottosegretario è poi riuscito ad arrivare in Calabria, ma il 20 febbraio, quando ha tenuto un'innocua conferenza "...su temi di politica nazionale e regionale e sulle questioni di carattere economico, con particolare riferimento alla Calabria." Bontà sua!
Dopo questa parentesi si apre riflessione, però, anche sulla questione della mobilità in Calabria e sulla mobilità per la Calabria.
Senza autostrada diventa praticamente impossibile muoversi e diventa difficile arrivare e partire.
Qualcuno penserà: "Ci sono i treni, mica ci abbandoneranno così le fedeli Ferrovie dello Stato?"
Come molti meridionali (e non solo) vivo fuori dalla mia terra d'origine e per andare a trovare i miei, prendermi una vacanza, andare ad una festa di compleanno o semplicemente stare un pò a casa, prendo quasi sempre il treno.
La cosa che si nota subito, viaggiando spesso, è la ridicola voce registrata che dice: "Grazie per aver scelto Trenitalia". Come se potessimo scegliere un altro operatore!
Non è che io sia favorevole alla privatizzazione dei servizi, perché la storia c'ha insegnato che nel 90% dei casi peggiorano e finiscono in mano a malandrini, affaristi e ladruncoli d'ogni sorta. Esempio eclatante: l'esternalizzazioni all'ASL di Locri, completamente in mano alla 'ndrangheta.
Il problema è che Trenitalia ha una struttura societaria impostagli dallo stato che la costringe a comportarsi come una società privata. Gente come Mauro Moretti (a.d. di Ferrovie) può nascondersi tranquillamente dietro a frasi come: "per i pendolari mi devono dare i soldi le regioni", o "devo fare quadrare i bilanci", proseguendo con tutto il repertorio tipico di uno che occupa quel posto non si sa bene in base a che criterio.
La sicurezza e la manutenzione, a detta di molte lavoratrici e lavoratori delle ferrovie (lavoratori e non amministratori delegati), sono diventate un optional. Tutti sappiamo che ogni tanto si spezza un treno in due, sappiamo dei ritardi e sappiamo pure che se sei un lavoratore delle ferrovie è meglio non parlare di queste cose, se no ti licenziano. Ricordiamo il caso dei ferrovieri che parlarono a Report dei problemi della linea e vennero licenziati. Ultimo, in ordine di tempo, cacciato dal lavoro per aver parlato è Dante De Angelis, che denunciò la rottura a metà di una carrozza di un Eurostar.
Per ritornare alla mera questione dei viaggi, il fatto certo è che ci sono due momenti in cui i treni dovrebbero funzionare bene: in primis durante le feste di natale, pasqua e vacanze estive e per i pendolari.
Per chi viaggia tutti i giorni, il servizio deve funzionare per motivi che non sto qui a ripetere:. Ad esempio per un questione di dignità: "mi sto andando a far sfruttare, almeno fatemici andare comodo", ma anche per evitare l'inquinamento prodotto dalle auto.
La questione delle feste non la tiro fuori perché bisogna santificare il sacro natale, ma perché la maggior parte delle persone usano il treno in quei momenti dell'anno e visto che il treno si usa per spostarsi o almeno così mi ricordo io, è incredibile che sia quasi impossibile viaggiare proprio in quei periodi dell'anno.
Ci sono ritardi per qualsiasi cosa: quanti di noi non hanno maledetto il fumatore che fa l'ultimo tiro quando il capotreno ha già fischiato, la signora che non riesce a salire o i ritardatari dell'ultimo minuto?
Però non si possono imputare a queste persone i ritardi di un'ora, due ed anche tre.
A dicembre per vari motivi, ho viaggiato avanti ed indietro tra Roma, Napoli ed Amantea (e da qui a Campora S.G., ovviamente in macchina). Non c'è stata una volta che il treno abbia fatto meno di un'ora e mezza di ritardo. Il momento più eccezzionale è stato quando dovevo andare da Amantea a Napoli: arrivo in stazione e vedo che, stranamente, c'è un sacco di gente. Chiedo come mai e mi dicono che stanno aspettando il regionale per Cosenza che ha un ora e mezza di ritardo e quello che doveva passare un'ora dopo non era proprio arrivato. Alla fine io sono partito con un paio d'ore di ritardo e chi doveva andare a Cosenza se n'è andato a casa o ha preso la macchina perché i regionali non erano ancora arrivati.
Qualche tempo fa ho visto un' edificante inchiesta di La7 sugli sprechi del TAV. In studio c'erano il tribuno Di Pietro, Mauro Moretti, Pietro Lunardi (ex ministro delle infrastrutture e trasporti del secondo governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e proprietario della Rocksoil, che fa gallerie, strade, ferrovie e ponti, do you know?).
C'era anche l'ing. Ivan Cicconi che cercava di portare avanti un discorso su costi e benefici (se ci saranno) del TAV in maniera seria e puntuale, ma Ilaria D'Amico (la conduttrice) non gli lasciava lo stesso spazio che lascia a Massimo Mauro quando commenta le partite su Sky. Durante la trasmissione si alternano le discussioni tra gli esperti (tra cui Cicconi, appunto) e chi invece si difende sulle vari questioni tipo sicurezza e sprechi. Moretti dice le cose di cui sopra. Insiste con la manfrina che non si possono fare passare i treni in ogni paesino e che gli eurostar devono passare solo in cittadine di più di 60000 abitanti. Penso a questa affermazione, ci ripenso, ci ripenso di nuovo e poi ho l'illuminazione: in Calabria fermerebbero solo a Reggio Calabria e forse a Lamezia Terme, perchè c'è l'aereoporto. In Sicilia fermerebbero in qualche città in più, ma sfido chiunque a prendere un treno che va in Trinacria, onestamente io andrei a nuoto. Tra l'altro le ultime notizie parlano della possibile chiusura degli scali merci di Cosenza e di Lamezia Terme.
Eppure per Moretti è tutto normale. Negli ultimi anni sono spariti i regionali e gli interregionali. Ovviamente i treni vengono soppressi senza preavviso. Il giorno prima fai il biglietto, il giorno dopo vai a prendere il treno che però non arriva più in quella stazione. A me è successo due volte, penso che ci sia ancora traccia tra i reclami fatti alle FS. Ah, utilissimi ed ascoltati i reclami! Con la mancanza di regionali è molto difficile raggiungere senza auto una stazione con 60000 abitanti attorno.
La perla della trasmissione, però, è dell'ex ministro Lunardi. A parte che durante tutta la serata nessuno contraddice né Lunardi né Moretti e chi ci prova è stoppato dalla simpatica D'Amico. A sua discolpa va detto che non è facile passare dai campi di calcio al giornalismo d'inchiesta. La domanda è: perché lo fai?
Comunque, dicevamo, la perla della serata è quella di Lunardi:
Vediamo un morbido servizio sul fatto che una legge appoggiata proprio dall'ex ministro (tra i padri della famigerata legge obiettivo, quella dei general contractors) non obbliga a determinate norme di sicurezza nella costruzione delle galleria; ad esempio non è necessario fare una galleria per ogni senso di marcia(come in Spagna o Francia), oppure non è necessario che ci siano più uscite di sicurezza nelle gallerie.
L'ex ministro dice che non è possibile tenere conto di ogni standard di sicurezza, altrimenti non si farebbe nulla (ricordo che Lunardi è quello che disse che bisognava convivere con la mafia, se no non si faceva nulla). Per esplicare la sua teoria, come esempio, usa il deragliamento. Dice che è un fatto raro e mica si possono spendere tutti quei soldi per una cosa del genere.
Quando ci mettiamo in treno non dobbiamo avere questi cattivi pensieri, ma goderci il paessaggio.
L'ultima straordinaria novità in ordine di tempo è la chiusura di parte delle linee da Lamezia Terme verso Reggio Calabria e la Sicilia, per manutenzione straordinaria. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, l'alleato nazionale (l') Altero Matteoli che fine ha fatto? N.P. Non pervenuto. Certo s'era sbracciato tanto per promuovere la follia del ponte sullo stretto, ed ora? Sappiamo che Urso ha deciso che non era il caso di mettersi in viaggio con il brutto tempo, ma lui? Matteoli poteva farsi accompagnare dal figlio Federico, assunto come pilota nella nuova compagnia aerea italiana, CAI. I maligni dicono, grazie ad una graduatoria ad hoc che gli ha permesso di scavalcare altri piloti con maggiore anzianitá e diritti. Largo ai giovani. Altro non pervenuto sulla vicenda è il giovane ed amato sindaco di Reggio Calabria, Scopelliti, che ha, però, una scusante: è impegnatissimo ad imballare i Bronzi di Riace per il prossimo G8 e speriamo che Scajola non abbia il nucleare per quel periodo. Tra ponte, bronzi e treni, Scopelliti più che ricalcare le orme di Ciccio Franco sembra ricalcare quelle di Franco e Ciccio.
C'erano una volta le telestreet 02
Breve storia delle telestreet in Italia.
di Claudio Metallo
Il percorso del network telestreet, la rete delle televisioni di quartiere e di strada inizia da una volontà d’interrogarsi sulle nuove tecnologie e sul loro possibile impatto sulla vita sociale attraverso l’utilizzo di un media, o meglio di più media, in quanto le televisioni di strada e di quartiere altro non sono che un trans media cioè attraversano vari media: la rete, l’etere e anche la carta stampata con opuscoli, print, volantini o pamphlet.
A metà degli anni ottanta si sviluppa un non rifiuto delle tecnologie mediatiche proprie della televisione e di altri grandi media e si fa strada la volontà di riappropiarsi della comunicazione attraverso l’utilizzo delle modalità con cui il ‘nemico’ ha tenuto e tiene sotto scacco gran parte della popolazione occidentale. L’operare di questi nuovi gruppi a livello europeo fa da punto di partenza a quello che sarà lo slogan principale d’indymedia (www.indymedia.org) “Don’t hate the media, became the media”. Dunque cresce l’idea di sviluppare con gli stessi strumenti tecnologici un discorso d’informazione e comunicazione alternativo. Si tende a trasformare il fruitore in produttore o almeno ad assottigliare sempre più la linea di demarcazione tra chi fruisce e chi produce. Uno degli esperimenti più significativi riletti a distanza di qualche anno è quello di Rabotnik TV che fin dalla sua nascita insiste sul potenziamneto dei mezzi di comunicazione a tutti i livelli per ampliarne la possibilità di utilizzo ad un’utenza più ampia possibile. La portata di questi movimenti avanguardistici gravitanti nell’ambiente del cyberpunk e post-punk si è espansa a livello internazionale, anche grazie all’avvento di internet, vero motore di questa voglia di riportare media e tecnologia in una prospettiva comunitaria. Da allora si è cercato di ridare centralità all’individuo rispetto alla massificazione dei mezzi di comunicazione e di creare uno spazio d’integrazione nell’ambito di uno scambio d’informazioni e di una socializzazione dei saperi sempre più urgente vista la sempre maggiore concentrazione dei media non solo italiani nelle mani di poche persone che fanno capo o scudo a influenti lobbies economiche. In sostanza si è fatta strada l’idea che uno dei principi portanti della democrazia, cioé “...se non mi occupo della politica, delle cose che mi circondano loro andranno nel verso giusto lo stesso perchè qualcuno se occupa per me”), è solo una pia illusione. Si è puntato molto e lo si fa anche adesso sulla qualità della comunicazione che consente la possibilità di risposta, la biunivocità, il multilateralismo, la possibilità di creazione di una buona comunicazione (cosa che nei grandi network esiste solo ad un livello fittizio, insignificante, statico e per di più umiliante per l’utente). L’esperienza più sbandierata in Italia è stata probabilmente quella della nascita delle radio private (1976), ricordiamo Radio Alice di Bologna, ma anche ad esempio Radio Aut, la radio creata da Giuseppe Impastato, figura riscoperta dal film-inchiesta di Marco Tullio Giordana I cento passi. Anche dai microfoni di quella radio, Impastato combattè il potere mafioso, a Cinisi incarnato da Tano Badalamenti, morto recentemente negli Stati Uniti, ovviamente di vecchiaia.
Nello stesso anno in cui nascono le radio libere nasce la prima televisione ‘pirata’ in Italia:‘TeleBiella’. Questa tv trasmetteva appunto nella provincia piemontese e verrà inglobata da ‘Odeontv’ dopo qualche anno. Negli anni ottanta ci sono molti esperimenti di tv di strada, di cui però si sa veramente pochissimo. Per conoscenza diretta posso dire che una telestreet esisteva all’inizio degli anni novanta (la prima trasmissione risale al 1991) in via del Pratello, animata più o meno con lo stesso spirito di una telestreet contemporanea e tirata su con un quarto, forse meno, dei mezzi che molte telestreet hanno avuto a disposizione per partire con il loro progetto. Tutto il necessario era stato riciclato, riaggiustato e anche riadattato dai ragazzi che avevano dato vita a questa attività.
Le trasmissioni erano sporadiche e come ricorda uno dei partecipanti alle attività della telestreet erano “al limite del delirio collettivo”. Da questi primi sforzi di ritagliarsi una fetta di esistente, ma anche di divertirsi, guadagnarsi uno spazio di comunicazione concreto ed imparare un mestiere, si passa alla volontà di cambiare il modo di informare la gente ed a credere nella possibilità di modificare anche il modo in cui si è informati. Ci sono vari altri esperimenti/laboratori ed il 25 aprile del 2002 nasce, in Italia, Megachip un’associazione fondata , tra gli altri, da Giulietto Chiesa. La sua ‘sede’ non poteva che essere internet (motore di una rinascita dell’informazione libera, indipendente ed autogestita), infatti oltre alle pubblicazioni su giornali e riviste, all’organizzazione e alla presenza a convegni, conferenze ed incontri, il lavoro svolto da questo gruppo di giornalisti, scrittori, intellettuali associatisi in megachip è consultabile in rete all’indirizzo www.megachip.info, sito costantemente aggiornato a cui da poco s'è affiancata Pandora TV (www.pandoratv.it). In buona sostanza lo scopo è creare una mobilitazione permanente sul tema della comunicazione, cruciale per il destino della democrazia, in Italia e nel mondo, ricordiamo ad esempio che la manipolazione delle informazione è alla base dell’inizio del secondo conflitto iracheno.
Oggi battersi per un'informazione libera e pluralista è un impegno fondamentale. Libertà e pluralismo sono sottoposti a minacce continue, non ultima la legge sulle intercettazioni. Concentrazione delle proprietà dei mezzi di comunicazione, conflitti d'interesse, trasformazioni delle notizie in armi improprie e dell'intero sistema della comunicazione in braccio armato del potere politico ed economico, costituiscono altrettante minacce mortali all'autonomia e alla libertà di opinione.
Il progetto, ai suoi albori è stato diffuso a livello nazionale grazie alla fama di giornalista e tra i fondatori di megachip: Giulietto Chiesa.
Una delle conferenze in giro per l’ Italia che questo gruppo di persone tenne ebbe luogo a Bologna, nel maggio del 2002, nel centro sociale eXMercato 24. Durante la serata i temi discussi furono molti. Tra gli altri si parlò di creare una rete di tv di quartiere di uso comunitario che potesse favorire il libero scambio d’informazioni attraverso la rete e l’ etere. Era presente anche Franco Berardi Bifo ed altri componenti del gruppo storico che fondò ‘radio Alice’ nel 1976 e che si apprestavano a lanciare un nuovo progetto sotto il nome di ‘Orfeotv’ e Bifo invitava a comprendere come, con l’abbattimento dei costi delle attrezzature che servono a creare una tv via etere, per non parlare di quanto sia ancora meno dispendioso fare lo streaming via internet di un segnale video (lui non né parlò) e quindi utilizzare il media contro se stesso per respingere l’attacco che si stava portando alla corretta informazione nel nostro paese dopo l’avvento del secondo governo Berlusconi. Da questo grido d’allarme, lanciato in parecchie città italiane, nascono le tv di strada nostrane. Ognuno, poi, con il suo bagaglio di esperienze e conoscenze ha deciso di scegliersi una strada da percorrere sempre con la consapevolezza di non essere un matto che crede di poter, con una fionda far cadere un gigante che ha i piedi ben piantati a terra tra le abitudini della gente e ha la possibilità qualora queste abitudini cambiassero di scatenare un apparato repressivo che può infierire duri colpi alle istanze di cambiamento provenienti da queste sotterranee e sovvertenti materie intangibili che sono la rete e etere. In realtà il fenomeno è stato ed è tutt’ora di così ampia portata che non ci si è mai sentiti soli perchè da subito dopo la nascita di Orfeotv, il numero delle telestreet è andato sempre aumentando, tra il primo e il secondo incontro tra tv di strada e di quartiere (Eterea ed Eterea 2) il numero delle telestreet si è decuplicato. E’ anche vero che molte tv adesso non trasmettono più, ma continuano il loro lavoro di documentazione della realtà che vivono e diventano più che televisioni veri e propri gruppi di avanguardia del video digitale, in quanto prima generazione a trovarsi di fronte una simile possibilità di fare informazione, ma anche lavori di finzione attraverso nuove apparecchiature, da questo punto di vista il digitale è un vero privilegio. Ovviamente ognuna delle telestreet ha trovato la sua ragione di essere (in un percorso individuale, ma comunque di gruppo) in una modalità di raccontare le cose o, come ‘Telefebbrica’, nel bisogno di dar voce a questioni che dai tg nazionali sono stati escluse, ad esempio è scandaloso il trattatmento riservato alla manifestazione sindacale a Melfi, il 4 maggio 2004 relegata dal tg1 nell’edizione economica che segue quella generale delle 13:30, il che implica un calo di ascolti di parecchi punti percentuali. Tornando a ‘Telefabbrica’ si capisce quanto può dare fastidio una tv che da voce ad una protesta, in questo caso, la fabbrica in questione è la F.I.A.T. in terra siciliana, che qualche anno fa come oggi vive nella costante minaccia di un’azienda che continua a perdere pezzi e (come è costume della grande impresa, ma non solo) se la prende con chi è meno protetto, nell’indifferenza totale del governo, dei partiti d’opposizione. Questa telestreet nasce con la volontà di dare voce agli operai dello stabilimento e di documentare le fasi della protesta da vicino e criticamente, senza quel detestabile filtro, che (anche se un pò retrò) definirei padronale applicato ai telegiornali fotocopia della tv italiana. ‘Telefabbrica’ viene chiusa, riaperta, richiusa, riaperta, più di una volta. Le forze dell’ordine fanno irruzione nella sua “sede” blaterando intimidazioni (“Se sparite, non vi denunciamo” tra le altre). ‘Telefabbrica’ resiste e continua a farlo. Il raggio d'azione di questa tv è di 150 metri, l'equivalente di una persona che urla a gran voce dal balcone. ‘Telefabbrica’ trasmetteva senza concessione governativa. Ma è anche vero che rappresentava uno dei mezzi più efficaci che gli operai Fiat avevano a disposizione per difendere il proprio posto di lavoro e per poter discutere.
Altre tv come quella di Senigallia, ‘Discovolante’, nasce per dare spazio ai disabili, è fondata da disabili e la maggior parte di chi ci lavorava è disabile, non deve suonare strano quel “lavorava” infatti anche quella tv è stata chiusa il 13 settembre 2003 da un ordinanza del ministero delle telecomunicazioni, comunque molti ragazzi continuano a lavorare al progetto pur non potendo, per ora, trasmettere. Grazie ad un accordo con il quotidiano online senigalliese Vivere Senigallia sarà possibile scaricare dal web i nuovi servizi di Disco Volante mai andati in onda ed una selezione dei migliori filmati già trasmessi.
"Siamo particolarmente vicini a Disco Volante - ha dichiarato Michele Pinto, editore del portale - la libertà di informazione è un valore fondamentale che ci sentiamo in dovere di difendere. Offrire il lavoro di Disco Volante agli abitanti del quartiere Porto, a tutti i senigalliesi e a chiunque lo voglia, seppur in maniera parziale, è un passo importante in questa direzione".
Si tratta, comunque di una soluzione tampone perché la visione di Disco Volante sarà possibile solo per chi dispone di una connessione veloce, dall'ADSL in su, e perché non sarà possibile offrire tutti quei contributi che la telestreet riceve quotidianamente dagli abitanti del quartiere Porto e che rappresentano la sua vera ricchezza.
I servizi di Disco Volante, la cui qualità è testimoniata dalla recente vittoria del premio Ilaria Alpi, saranno nuovamente disponibili a tutti in alta qualità. Ovviamente, anche altre telestreet in tutto il paese potranno trasmetterli una volta scaricati dal web.
“Sui filmati non c'è copyright, sono distribuiti sotto creatve commons,-ha spiegato Enea Discepoli, responsabile di Disco Volante -la filosofia del mondo delle telestreet è quella della condivisione. Tutti possono usare i nostri servizi se ne citano la fonte e se non ne fanno un uso commerciale". Le ultime evoluzioni del caso ‘Disco Volante’ ci dicono che la tv di Senigallia ha ripreso a trasmettere vincendo la causa con il ministero delle telecomunicazioni (all'epoca dell'inizio del processo il titolare del ministero era Gasparri, della defunta A.N.).
Negli ultimi anni il panorama delle telestreet italiano s'è assottigliato c'è anche chi ha riciclato le modalità di fare street tv per propaganda elettorale come Nessuno TV (ora YouDEm) che trasmette sul satellite.
Comunque ancora adesso esistono varie tv di quartiere e di strada. Una delle più attive e con una presenza importante sul territorio è Insu^TV (www.insutv.it)che è sempre pronta a seguire ogni iniziativa sociale e di movimento nella città di Napoli e dintorni, ad esempio in questo periodo i mediattivisti che ne fanno parte si sono spesi molto per la questione "monnezza" tra Serre, Pianura, Gianturco e Chiaiano.
Inoltre molte telestreet che non trasmettono più sono comunque vive ed hanno preso altre strade, ad esempio sono diventati gruppi video aperti a varie collaborazione e che si muovono autonomamente utilizzando "il marchio" come Teleimmagini(www.autistici.org/teleimmagini) che è nata a Bologna, ma ormai si muove tra l'America Latina (www.reporter.indivia.net) e l'Europa, producendo vari documentari e lavorando sulla socializzazione di attrezzature e culture proprio nello spirito delle prime televisioni di strada.
E’ chiaro che, in questi anni non s'è mai potuto tracciare una vera e propria politica comune tra le telestreet che non sia il perseguire un informazione nuova, orizzontale e liberata ed è altresì chiaro che, aldilà delle divergenze personali o collettive che possono sorgere è vitale far si che tra il maggior numero di questo tipo di tv o dei gruppi video che ne sono scaturati ci sia contatto, scambio e condivisione di esperienze e progetti in modo tale si possa restare pungenti e vitali, non che sia il numero che fa la forza, ma la socializzazione dei saperi si e più persone sono a collaborare e più concetti, idee e nuove vie ci sono da percorrere.
puoi scaricare l'articolo o commentarlo su www.autistici.org/teleimmagini
di Claudio Metallo
Il percorso del network telestreet, la rete delle televisioni di quartiere e di strada inizia da una volontà d’interrogarsi sulle nuove tecnologie e sul loro possibile impatto sulla vita sociale attraverso l’utilizzo di un media, o meglio di più media, in quanto le televisioni di strada e di quartiere altro non sono che un trans media cioè attraversano vari media: la rete, l’etere e anche la carta stampata con opuscoli, print, volantini o pamphlet.
A metà degli anni ottanta si sviluppa un non rifiuto delle tecnologie mediatiche proprie della televisione e di altri grandi media e si fa strada la volontà di riappropiarsi della comunicazione attraverso l’utilizzo delle modalità con cui il ‘nemico’ ha tenuto e tiene sotto scacco gran parte della popolazione occidentale. L’operare di questi nuovi gruppi a livello europeo fa da punto di partenza a quello che sarà lo slogan principale d’indymedia (www.indymedia.org) “Don’t hate the media, became the media”. Dunque cresce l’idea di sviluppare con gli stessi strumenti tecnologici un discorso d’informazione e comunicazione alternativo. Si tende a trasformare il fruitore in produttore o almeno ad assottigliare sempre più la linea di demarcazione tra chi fruisce e chi produce. Uno degli esperimenti più significativi riletti a distanza di qualche anno è quello di Rabotnik TV che fin dalla sua nascita insiste sul potenziamneto dei mezzi di comunicazione a tutti i livelli per ampliarne la possibilità di utilizzo ad un’utenza più ampia possibile. La portata di questi movimenti avanguardistici gravitanti nell’ambiente del cyberpunk e post-punk si è espansa a livello internazionale, anche grazie all’avvento di internet, vero motore di questa voglia di riportare media e tecnologia in una prospettiva comunitaria. Da allora si è cercato di ridare centralità all’individuo rispetto alla massificazione dei mezzi di comunicazione e di creare uno spazio d’integrazione nell’ambito di uno scambio d’informazioni e di una socializzazione dei saperi sempre più urgente vista la sempre maggiore concentrazione dei media non solo italiani nelle mani di poche persone che fanno capo o scudo a influenti lobbies economiche. In sostanza si è fatta strada l’idea che uno dei principi portanti della democrazia, cioé “...se non mi occupo della politica, delle cose che mi circondano loro andranno nel verso giusto lo stesso perchè qualcuno se occupa per me”), è solo una pia illusione. Si è puntato molto e lo si fa anche adesso sulla qualità della comunicazione che consente la possibilità di risposta, la biunivocità, il multilateralismo, la possibilità di creazione di una buona comunicazione (cosa che nei grandi network esiste solo ad un livello fittizio, insignificante, statico e per di più umiliante per l’utente). L’esperienza più sbandierata in Italia è stata probabilmente quella della nascita delle radio private (1976), ricordiamo Radio Alice di Bologna, ma anche ad esempio Radio Aut, la radio creata da Giuseppe Impastato, figura riscoperta dal film-inchiesta di Marco Tullio Giordana I cento passi. Anche dai microfoni di quella radio, Impastato combattè il potere mafioso, a Cinisi incarnato da Tano Badalamenti, morto recentemente negli Stati Uniti, ovviamente di vecchiaia.
Nello stesso anno in cui nascono le radio libere nasce la prima televisione ‘pirata’ in Italia:‘TeleBiella’. Questa tv trasmetteva appunto nella provincia piemontese e verrà inglobata da ‘Odeontv’ dopo qualche anno. Negli anni ottanta ci sono molti esperimenti di tv di strada, di cui però si sa veramente pochissimo. Per conoscenza diretta posso dire che una telestreet esisteva all’inizio degli anni novanta (la prima trasmissione risale al 1991) in via del Pratello, animata più o meno con lo stesso spirito di una telestreet contemporanea e tirata su con un quarto, forse meno, dei mezzi che molte telestreet hanno avuto a disposizione per partire con il loro progetto. Tutto il necessario era stato riciclato, riaggiustato e anche riadattato dai ragazzi che avevano dato vita a questa attività.
Le trasmissioni erano sporadiche e come ricorda uno dei partecipanti alle attività della telestreet erano “al limite del delirio collettivo”. Da questi primi sforzi di ritagliarsi una fetta di esistente, ma anche di divertirsi, guadagnarsi uno spazio di comunicazione concreto ed imparare un mestiere, si passa alla volontà di cambiare il modo di informare la gente ed a credere nella possibilità di modificare anche il modo in cui si è informati. Ci sono vari altri esperimenti/laboratori ed il 25 aprile del 2002 nasce, in Italia, Megachip un’associazione fondata , tra gli altri, da Giulietto Chiesa. La sua ‘sede’ non poteva che essere internet (motore di una rinascita dell’informazione libera, indipendente ed autogestita), infatti oltre alle pubblicazioni su giornali e riviste, all’organizzazione e alla presenza a convegni, conferenze ed incontri, il lavoro svolto da questo gruppo di giornalisti, scrittori, intellettuali associatisi in megachip è consultabile in rete all’indirizzo www.megachip.info, sito costantemente aggiornato a cui da poco s'è affiancata Pandora TV (www.pandoratv.it). In buona sostanza lo scopo è creare una mobilitazione permanente sul tema della comunicazione, cruciale per il destino della democrazia, in Italia e nel mondo, ricordiamo ad esempio che la manipolazione delle informazione è alla base dell’inizio del secondo conflitto iracheno.
Oggi battersi per un'informazione libera e pluralista è un impegno fondamentale. Libertà e pluralismo sono sottoposti a minacce continue, non ultima la legge sulle intercettazioni. Concentrazione delle proprietà dei mezzi di comunicazione, conflitti d'interesse, trasformazioni delle notizie in armi improprie e dell'intero sistema della comunicazione in braccio armato del potere politico ed economico, costituiscono altrettante minacce mortali all'autonomia e alla libertà di opinione.
Il progetto, ai suoi albori è stato diffuso a livello nazionale grazie alla fama di giornalista e tra i fondatori di megachip: Giulietto Chiesa.
Una delle conferenze in giro per l’ Italia che questo gruppo di persone tenne ebbe luogo a Bologna, nel maggio del 2002, nel centro sociale eXMercato 24. Durante la serata i temi discussi furono molti. Tra gli altri si parlò di creare una rete di tv di quartiere di uso comunitario che potesse favorire il libero scambio d’informazioni attraverso la rete e l’ etere. Era presente anche Franco Berardi Bifo ed altri componenti del gruppo storico che fondò ‘radio Alice’ nel 1976 e che si apprestavano a lanciare un nuovo progetto sotto il nome di ‘Orfeotv’ e Bifo invitava a comprendere come, con l’abbattimento dei costi delle attrezzature che servono a creare una tv via etere, per non parlare di quanto sia ancora meno dispendioso fare lo streaming via internet di un segnale video (lui non né parlò) e quindi utilizzare il media contro se stesso per respingere l’attacco che si stava portando alla corretta informazione nel nostro paese dopo l’avvento del secondo governo Berlusconi. Da questo grido d’allarme, lanciato in parecchie città italiane, nascono le tv di strada nostrane. Ognuno, poi, con il suo bagaglio di esperienze e conoscenze ha deciso di scegliersi una strada da percorrere sempre con la consapevolezza di non essere un matto che crede di poter, con una fionda far cadere un gigante che ha i piedi ben piantati a terra tra le abitudini della gente e ha la possibilità qualora queste abitudini cambiassero di scatenare un apparato repressivo che può infierire duri colpi alle istanze di cambiamento provenienti da queste sotterranee e sovvertenti materie intangibili che sono la rete e etere. In realtà il fenomeno è stato ed è tutt’ora di così ampia portata che non ci si è mai sentiti soli perchè da subito dopo la nascita di Orfeotv, il numero delle telestreet è andato sempre aumentando, tra il primo e il secondo incontro tra tv di strada e di quartiere (Eterea ed Eterea 2) il numero delle telestreet si è decuplicato. E’ anche vero che molte tv adesso non trasmettono più, ma continuano il loro lavoro di documentazione della realtà che vivono e diventano più che televisioni veri e propri gruppi di avanguardia del video digitale, in quanto prima generazione a trovarsi di fronte una simile possibilità di fare informazione, ma anche lavori di finzione attraverso nuove apparecchiature, da questo punto di vista il digitale è un vero privilegio. Ovviamente ognuna delle telestreet ha trovato la sua ragione di essere (in un percorso individuale, ma comunque di gruppo) in una modalità di raccontare le cose o, come ‘Telefebbrica’, nel bisogno di dar voce a questioni che dai tg nazionali sono stati escluse, ad esempio è scandaloso il trattatmento riservato alla manifestazione sindacale a Melfi, il 4 maggio 2004 relegata dal tg1 nell’edizione economica che segue quella generale delle 13:30, il che implica un calo di ascolti di parecchi punti percentuali. Tornando a ‘Telefabbrica’ si capisce quanto può dare fastidio una tv che da voce ad una protesta, in questo caso, la fabbrica in questione è la F.I.A.T. in terra siciliana, che qualche anno fa come oggi vive nella costante minaccia di un’azienda che continua a perdere pezzi e (come è costume della grande impresa, ma non solo) se la prende con chi è meno protetto, nell’indifferenza totale del governo, dei partiti d’opposizione. Questa telestreet nasce con la volontà di dare voce agli operai dello stabilimento e di documentare le fasi della protesta da vicino e criticamente, senza quel detestabile filtro, che (anche se un pò retrò) definirei padronale applicato ai telegiornali fotocopia della tv italiana. ‘Telefabbrica’ viene chiusa, riaperta, richiusa, riaperta, più di una volta. Le forze dell’ordine fanno irruzione nella sua “sede” blaterando intimidazioni (“Se sparite, non vi denunciamo” tra le altre). ‘Telefabbrica’ resiste e continua a farlo. Il raggio d'azione di questa tv è di 150 metri, l'equivalente di una persona che urla a gran voce dal balcone. ‘Telefabbrica’ trasmetteva senza concessione governativa. Ma è anche vero che rappresentava uno dei mezzi più efficaci che gli operai Fiat avevano a disposizione per difendere il proprio posto di lavoro e per poter discutere.
Altre tv come quella di Senigallia, ‘Discovolante’, nasce per dare spazio ai disabili, è fondata da disabili e la maggior parte di chi ci lavorava è disabile, non deve suonare strano quel “lavorava” infatti anche quella tv è stata chiusa il 13 settembre 2003 da un ordinanza del ministero delle telecomunicazioni, comunque molti ragazzi continuano a lavorare al progetto pur non potendo, per ora, trasmettere. Grazie ad un accordo con il quotidiano online senigalliese Vivere Senigallia sarà possibile scaricare dal web i nuovi servizi di Disco Volante mai andati in onda ed una selezione dei migliori filmati già trasmessi.
"Siamo particolarmente vicini a Disco Volante - ha dichiarato Michele Pinto, editore del portale - la libertà di informazione è un valore fondamentale che ci sentiamo in dovere di difendere. Offrire il lavoro di Disco Volante agli abitanti del quartiere Porto, a tutti i senigalliesi e a chiunque lo voglia, seppur in maniera parziale, è un passo importante in questa direzione".
Si tratta, comunque di una soluzione tampone perché la visione di Disco Volante sarà possibile solo per chi dispone di una connessione veloce, dall'ADSL in su, e perché non sarà possibile offrire tutti quei contributi che la telestreet riceve quotidianamente dagli abitanti del quartiere Porto e che rappresentano la sua vera ricchezza.
I servizi di Disco Volante, la cui qualità è testimoniata dalla recente vittoria del premio Ilaria Alpi, saranno nuovamente disponibili a tutti in alta qualità. Ovviamente, anche altre telestreet in tutto il paese potranno trasmetterli una volta scaricati dal web.
“Sui filmati non c'è copyright, sono distribuiti sotto creatve commons,-ha spiegato Enea Discepoli, responsabile di Disco Volante -la filosofia del mondo delle telestreet è quella della condivisione. Tutti possono usare i nostri servizi se ne citano la fonte e se non ne fanno un uso commerciale". Le ultime evoluzioni del caso ‘Disco Volante’ ci dicono che la tv di Senigallia ha ripreso a trasmettere vincendo la causa con il ministero delle telecomunicazioni (all'epoca dell'inizio del processo il titolare del ministero era Gasparri, della defunta A.N.).
Negli ultimi anni il panorama delle telestreet italiano s'è assottigliato c'è anche chi ha riciclato le modalità di fare street tv per propaganda elettorale come Nessuno TV (ora YouDEm) che trasmette sul satellite.
Comunque ancora adesso esistono varie tv di quartiere e di strada. Una delle più attive e con una presenza importante sul territorio è Insu^TV (www.insutv.it)che è sempre pronta a seguire ogni iniziativa sociale e di movimento nella città di Napoli e dintorni, ad esempio in questo periodo i mediattivisti che ne fanno parte si sono spesi molto per la questione "monnezza" tra Serre, Pianura, Gianturco e Chiaiano.
Inoltre molte telestreet che non trasmettono più sono comunque vive ed hanno preso altre strade, ad esempio sono diventati gruppi video aperti a varie collaborazione e che si muovono autonomamente utilizzando "il marchio" come Teleimmagini(www.autistici.org/teleimmagini) che è nata a Bologna, ma ormai si muove tra l'America Latina (www.reporter.indivia.net) e l'Europa, producendo vari documentari e lavorando sulla socializzazione di attrezzature e culture proprio nello spirito delle prime televisioni di strada.
E’ chiaro che, in questi anni non s'è mai potuto tracciare una vera e propria politica comune tra le telestreet che non sia il perseguire un informazione nuova, orizzontale e liberata ed è altresì chiaro che, aldilà delle divergenze personali o collettive che possono sorgere è vitale far si che tra il maggior numero di questo tipo di tv o dei gruppi video che ne sono scaturati ci sia contatto, scambio e condivisione di esperienze e progetti in modo tale si possa restare pungenti e vitali, non che sia il numero che fa la forza, ma la socializzazione dei saperi si e più persone sono a collaborare e più concetti, idee e nuove vie ci sono da percorrere.
puoi scaricare l'articolo o commentarlo su www.autistici.org/teleimmagini
C'erano una volta le telestreet 01
Come funziona una televisione di strada.
di Claudio Metallo
Una televisione di strada è sostanzialmente un micro canale televisivo che trasmette un segnale a breve distanza sfruttando le frequenze lasciate libere dalle emittenti più grosse. Una delle caratteristiche del segnale televisivo infatti è la sua "portata ottica": un trasmettitore se è ostacolato da barriere (un monte, un palazzo molto alto) o dislivelli non è più ricevibile, per cui edifici elevati e particolari conformazioni del territorio generano numerosi coni d'ombra dove il segnale non arriva e proprio in questi coni d'ombra viene trasmesso il segnale di una televisione di strada. Gli apparecchi utilizzabili per creare la propria telestreet, realizzabile a costi ridotti, sono in pratica tre: il modulatore, che consente di definire la frequenza sulla quale si trasmette, l'amplificatore, che amplifica il segnale e determina il raggio di trasmissione, e l'alimentatore. A tutto l'apparato va collegata l'antenna che permette di diffondere il segnale così generato. La spesa contenuta, circa mille euro, e le competenze, non necessariamente a livelli professionali, richieste per la costruzione di questo apparato, rendono possibile ad un vasto numero di persone operare come soggetti attivi nell'ambito della comunicazione audiovisiva. Vista l’impossibilità di accedere al mainstream televisivo, il crearne uno alternativo diventa l'unica soluzione, un concetto diffusosi già agli inizi degli anni '70 attraverso le parole di Michael Shamberg, ex giornalista di Life e Newsweek e creatore della prima tv antagonista via cavo americana, che nel libro Guerrilla Television sosteneva che "non emergerà nessuna visione culturale alternativa se questa non avrà proprie infrastrutture alternative". Ecco che ritornano le parole di Eric Boucher (anche conosciuto come Jello Biafra ): "Non odiare il media, essilo!". La comunicazione del network avviene attraverso canali differenti, in primo luogo il sito, che ha la doppia funzione di presentare la realtà delle televisioni di strada e coordinare l'organizzazione del circuito proponendosi come punto centrale dal quale è possibile accedere agli altri canali di coordinamento. La comunicazione è rivolta dal network all'esterno. Il manifesto, le FAQ (Frequent Asked Questions), documenti e i link sono tutte sezioni che si occupano della definizione del progetto e della sua presentazione fornendo tutte le informazioni, sia tecniche che legali, per realizzare una televisione di strada. Un vero e proprio portale dentro al quale ogni telestreet può ritagliarsi uno spazio proprio di visibilità inserendosi in un database dove l'utente, grazie ad una maschera di ricerca, può ottenere tutte le informazioni su ogni telestreet italiana: zona e frequenza di trasmissione, sito internet, e-mail e anche il numero di telefono. La televisione di strada è un agente comunicativo che interseca due livelli diversi di comunicazione: una comunicazione locale basata sul piccolo raggio di trasmissione via etere; una dimensione globale basata sulla rete e sulla diffusione del materiale via internet che permette un bacino d'utenza virtualmente mondiale. In base alla teoria delle reti sociali è pertanto un vettore che collega reti sociali primarie di un dato territorio, cioè reti di soggetti appartenenti alla stessa famiglia o allo stesso circolo amicale, con reti sociali primarie presenti in altri territori consentendo un maggiore afflusso di informazioni alla comunità, e l'inserimento in un quadro più ampio di valutazione le tematiche trattate. Questi due elementi portano ad un innalzamento del dibattito politico in termini di qualità, in quanto gli argomenti sono trattati con maggiore coscienza, e produttività, in quanto è dimostrato da esperienze di e-democracy passate che gruppi di individui, chiamati ad esprimersi in merito a un dato argomento, realizzano percentuali elevate di consenso se i membri del gruppo sono stati adeguatamente informati in merito alla materia oggetto di dibattito.
di Claudio Metallo
Una televisione di strada è sostanzialmente un micro canale televisivo che trasmette un segnale a breve distanza sfruttando le frequenze lasciate libere dalle emittenti più grosse. Una delle caratteristiche del segnale televisivo infatti è la sua "portata ottica": un trasmettitore se è ostacolato da barriere (un monte, un palazzo molto alto) o dislivelli non è più ricevibile, per cui edifici elevati e particolari conformazioni del territorio generano numerosi coni d'ombra dove il segnale non arriva e proprio in questi coni d'ombra viene trasmesso il segnale di una televisione di strada. Gli apparecchi utilizzabili per creare la propria telestreet, realizzabile a costi ridotti, sono in pratica tre: il modulatore, che consente di definire la frequenza sulla quale si trasmette, l'amplificatore, che amplifica il segnale e determina il raggio di trasmissione, e l'alimentatore. A tutto l'apparato va collegata l'antenna che permette di diffondere il segnale così generato. La spesa contenuta, circa mille euro, e le competenze, non necessariamente a livelli professionali, richieste per la costruzione di questo apparato, rendono possibile ad un vasto numero di persone operare come soggetti attivi nell'ambito della comunicazione audiovisiva. Vista l’impossibilità di accedere al mainstream televisivo, il crearne uno alternativo diventa l'unica soluzione, un concetto diffusosi già agli inizi degli anni '70 attraverso le parole di Michael Shamberg, ex giornalista di Life e Newsweek e creatore della prima tv antagonista via cavo americana, che nel libro Guerrilla Television sosteneva che "non emergerà nessuna visione culturale alternativa se questa non avrà proprie infrastrutture alternative". Ecco che ritornano le parole di Eric Boucher (anche conosciuto come Jello Biafra ): "Non odiare il media, essilo!". La comunicazione del network avviene attraverso canali differenti, in primo luogo il sito, che ha la doppia funzione di presentare la realtà delle televisioni di strada e coordinare l'organizzazione del circuito proponendosi come punto centrale dal quale è possibile accedere agli altri canali di coordinamento. La comunicazione è rivolta dal network all'esterno. Il manifesto, le FAQ (Frequent Asked Questions), documenti e i link sono tutte sezioni che si occupano della definizione del progetto e della sua presentazione fornendo tutte le informazioni, sia tecniche che legali, per realizzare una televisione di strada. Un vero e proprio portale dentro al quale ogni telestreet può ritagliarsi uno spazio proprio di visibilità inserendosi in un database dove l'utente, grazie ad una maschera di ricerca, può ottenere tutte le informazioni su ogni telestreet italiana: zona e frequenza di trasmissione, sito internet, e-mail e anche il numero di telefono. La televisione di strada è un agente comunicativo che interseca due livelli diversi di comunicazione: una comunicazione locale basata sul piccolo raggio di trasmissione via etere; una dimensione globale basata sulla rete e sulla diffusione del materiale via internet che permette un bacino d'utenza virtualmente mondiale. In base alla teoria delle reti sociali è pertanto un vettore che collega reti sociali primarie di un dato territorio, cioè reti di soggetti appartenenti alla stessa famiglia o allo stesso circolo amicale, con reti sociali primarie presenti in altri territori consentendo un maggiore afflusso di informazioni alla comunità, e l'inserimento in un quadro più ampio di valutazione le tematiche trattate. Questi due elementi portano ad un innalzamento del dibattito politico in termini di qualità, in quanto gli argomenti sono trattati con maggiore coscienza, e produttività, in quanto è dimostrato da esperienze di e-democracy passate che gruppi di individui, chiamati ad esprimersi in merito a un dato argomento, realizzano percentuali elevate di consenso se i membri del gruppo sono stati adeguatamente informati in merito alla materia oggetto di dibattito.
Il partigiano nero
di Claudio Metallo
Giorgio Marincola è nato a Mahaddei Uen, in Somalia, il 23 settembre del 1923.
Suo padre è un militare italiano, sua madre una donna somala. Marincola passa la sua infanzia a Pizzo Calabro, con un zio, Carmelo. Poi si trasferisce a Roma per studiare. Siamo in pieno ventennio fascista. E' l' epoca delle teorie ddell' antropologo razzista Lidio Cipriani scrive: "È nostra salda opinione che l'incrocio con africani sia un attentato contro la civiltà europea perchè la espone a decadenza: dato che essa è un prodotto possibile solo nell'ambito delle razze europee.[...] Con la situazione antropologica determinatasi lentamente in Africa, non stupirà se il miscuglio vi fu sempre deleterio, come evidentemente lo è per i popoli civili che assorbono sangue africano. ". Questa frase la potremmo, tranquillamente, sentire in bocca ad un leghista o a molti esponenti e tesserati del PDL. E' vero anche che molti leghisti e molti pdellini non sanno neanche che vuol dire 'deleterio', ma questo è un altro discorso. Giorgio Marincola fu ucciso il 4 maggio del 1945, proprio dai padri politici della destra italiana, cioè i nazifascisti. Egli era frutto dell'amore di una donna nera ed un uomo bianco, cosa che tutt' ora agli di questo paese imbarbarito risulta scandaloso ed era anche un partigiano che combatté il fascismo.
Fu, forse l'unico, partigiano nero. Invito alla lettura del libro "Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)" di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, pubblicato dall'editore Iacobelli nel maggio 2008, in cui si racconta la storia e la vita del partigiano. Provate ad immaginarlo ora: avrebbe avuto innumerovoli problemi ad ambientarsi in questo paese, magari durante l'infanzia, passata in Calabria, avrebbe sentito del pogrom di Rosarno.
Si sarebbe sentito accettato più che nel periodo in cui Cipriani scriveva quelle idiozie? In una città come Roma, dove ci sono le deportazioni dei Rom, portate a termine in un assordante silenzio, come si sarebbe sentito? Con quali partigiani si sarebbe schierato? Cosa avrebbe fatto? Di sicuro si sarebbe vergognato dei razzisti che sono oggi al governo e dei partiti, eredi del nazifascismo al governo, che adesso si chiamano PDL e Lega Nord.
Giorgio Marincola è nato a Mahaddei Uen, in Somalia, il 23 settembre del 1923.
Suo padre è un militare italiano, sua madre una donna somala. Marincola passa la sua infanzia a Pizzo Calabro, con un zio, Carmelo. Poi si trasferisce a Roma per studiare. Siamo in pieno ventennio fascista. E' l' epoca delle teorie ddell' antropologo razzista Lidio Cipriani scrive: "È nostra salda opinione che l'incrocio con africani sia un attentato contro la civiltà europea perchè la espone a decadenza: dato che essa è un prodotto possibile solo nell'ambito delle razze europee.[...] Con la situazione antropologica determinatasi lentamente in Africa, non stupirà se il miscuglio vi fu sempre deleterio, come evidentemente lo è per i popoli civili che assorbono sangue africano. ". Questa frase la potremmo, tranquillamente, sentire in bocca ad un leghista o a molti esponenti e tesserati del PDL. E' vero anche che molti leghisti e molti pdellini non sanno neanche che vuol dire 'deleterio', ma questo è un altro discorso. Giorgio Marincola fu ucciso il 4 maggio del 1945, proprio dai padri politici della destra italiana, cioè i nazifascisti. Egli era frutto dell'amore di una donna nera ed un uomo bianco, cosa che tutt' ora agli di questo paese imbarbarito risulta scandaloso ed era anche un partigiano che combatté il fascismo.
Fu, forse l'unico, partigiano nero. Invito alla lettura del libro "Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945)" di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, pubblicato dall'editore Iacobelli nel maggio 2008, in cui si racconta la storia e la vita del partigiano. Provate ad immaginarlo ora: avrebbe avuto innumerovoli problemi ad ambientarsi in questo paese, magari durante l'infanzia, passata in Calabria, avrebbe sentito del pogrom di Rosarno.
Si sarebbe sentito accettato più che nel periodo in cui Cipriani scriveva quelle idiozie? In una città come Roma, dove ci sono le deportazioni dei Rom, portate a termine in un assordante silenzio, come si sarebbe sentito? Con quali partigiani si sarebbe schierato? Cosa avrebbe fatto? Di sicuro si sarebbe vergognato dei razzisti che sono oggi al governo e dei partiti, eredi del nazifascismo al governo, che adesso si chiamano PDL e Lega Nord.
Articolo sulla cartiera di Rosarno scritto nel 2008 per Cultura Calabrese
La cartiera di Rosarno
di Claudio Metallo
In Italia, dal 1992 esiste una legge che eroga finanziamenti a fondo perduto per attività produttive da insediare nelle zone economicamente depresse del paese. Questa legge si chiama 488 ed ha sostituito la vecchia ed ormai impresentabile Cassa del Mezzogiorno. Si stima che dall'entrata in vigore della sopra citata legge i solerti e coraggiosi imprenditori italiani (gente che non muove un dito senza un finanziamento pubblico, ma che farnetica continuamente di libero mercato) hanno truffato allo Stato circa 80 miliardi di euro.
La storia della cartiera di Rosarno parte proprio da uno di questi finanziamenti pubblici: 9 milioni di euro vengono generosamente regalati ad un imprenditore bresciano di nome Cadenotti che memore di un noto film di Woody Allen prende i soldi e scappa.
A testimoniare il passaggio di questo benefattore proveniente dal nord produttivo, nel comune della piana rimane una struttura (la cartiera) che viene utilizzata come casa dai migranti che arrivano nella zona durante il periodo della raccolta delle arance.
Queste persone dormono in condizione igieniche pessime, abbandonati a loro stessi ed alla violenza razzista di una parte della popolazione locale. Non sono pochi i casi di lavoratori pestati e derubati mentre tornavano verso la cartiera. A Rosarno la caccia all'immigrato è diventata un'attività ricreativa ed è molto difficile contrapporsi a queste pratiche fasciste per le persone che vogliono avvicinare i braccianti ed aiutarli a vivere in maniera meno drammatica il loro lavoro. A questo va aggiunte che le cosche la fanno da padrone e non gradiscono che le braccia che hanno ordinato si mettano pure a stringere rapporti con la gente del luogo. Devono rimanere nell'indigenza in cui sono arrivati, non devono avere la certezza se quel giorno mangieranno o meno.
I migranti arrivano da vari paesi: ci sono senegalesi, ivoriani, rumeni o liberiani.
All'alba vengono reclutati sulle strade. Nessuno di loro quando si sveglia sa se quel giorno lavorerà o meno, chi viene scartato torna alla cartiera o cerca di trovare un modo per svoltare la giornata.
I prescelti salgono su pick-up o furgoni e vengono scaricati sul posto di lavoro. Ovviamente "il passaggio" lo pagano, pare costi cinque euro, circa un quinto della loro paga giornaliera.
Lavorano tra le dodici e le quattordici ore al giorno.
Rosarno è il laboratorio della Bossi-Fini: arrivi in paese, lavori e riparti per andare a lavorare in un'altra zona dove c'è bisogno delle tue braccia e della tua schiena.
In mezzo c'è qualche retata fatta ad hoc dalle forze dell'ordine, i maltrattamenti, le minacce e certe volte anche un morto, come è successo ad un giovane rumeno rapinato ed ucciso.
Nel novembre 2007 Medici senza frontiere ha realizzato un'indagine nella zona tra Rosarno, San Ferdinando e contrada Marotta evidenziando come la situazione in quei luoghi, per i migranti non sia dissimile da quella di una crisi umanitaria.
Pensando a questa storia non si può non riflettere sul fatto che la Calabria (terra di emigrati) è la prima meta toccata da molte persone che sbarcano in Italia. Il primo impatto con il belpaese è 'ndrangheta, sfruttamento e razzismo.
A settembre esce Un destino sgarbato - storia degli schiavi di Rosarno un libro importante di Antonello Mangano che racconta le storie di queste persone che arrivano in un luogo che ha dimenticato di non essere "nord produttivo", ma anch'esso sud del mondo.
di Claudio Metallo
In Italia, dal 1992 esiste una legge che eroga finanziamenti a fondo perduto per attività produttive da insediare nelle zone economicamente depresse del paese. Questa legge si chiama 488 ed ha sostituito la vecchia ed ormai impresentabile Cassa del Mezzogiorno. Si stima che dall'entrata in vigore della sopra citata legge i solerti e coraggiosi imprenditori italiani (gente che non muove un dito senza un finanziamento pubblico, ma che farnetica continuamente di libero mercato) hanno truffato allo Stato circa 80 miliardi di euro.
La storia della cartiera di Rosarno parte proprio da uno di questi finanziamenti pubblici: 9 milioni di euro vengono generosamente regalati ad un imprenditore bresciano di nome Cadenotti che memore di un noto film di Woody Allen prende i soldi e scappa.
A testimoniare il passaggio di questo benefattore proveniente dal nord produttivo, nel comune della piana rimane una struttura (la cartiera) che viene utilizzata come casa dai migranti che arrivano nella zona durante il periodo della raccolta delle arance.
Queste persone dormono in condizione igieniche pessime, abbandonati a loro stessi ed alla violenza razzista di una parte della popolazione locale. Non sono pochi i casi di lavoratori pestati e derubati mentre tornavano verso la cartiera. A Rosarno la caccia all'immigrato è diventata un'attività ricreativa ed è molto difficile contrapporsi a queste pratiche fasciste per le persone che vogliono avvicinare i braccianti ed aiutarli a vivere in maniera meno drammatica il loro lavoro. A questo va aggiunte che le cosche la fanno da padrone e non gradiscono che le braccia che hanno ordinato si mettano pure a stringere rapporti con la gente del luogo. Devono rimanere nell'indigenza in cui sono arrivati, non devono avere la certezza se quel giorno mangieranno o meno.
I migranti arrivano da vari paesi: ci sono senegalesi, ivoriani, rumeni o liberiani.
All'alba vengono reclutati sulle strade. Nessuno di loro quando si sveglia sa se quel giorno lavorerà o meno, chi viene scartato torna alla cartiera o cerca di trovare un modo per svoltare la giornata.
I prescelti salgono su pick-up o furgoni e vengono scaricati sul posto di lavoro. Ovviamente "il passaggio" lo pagano, pare costi cinque euro, circa un quinto della loro paga giornaliera.
Lavorano tra le dodici e le quattordici ore al giorno.
Rosarno è il laboratorio della Bossi-Fini: arrivi in paese, lavori e riparti per andare a lavorare in un'altra zona dove c'è bisogno delle tue braccia e della tua schiena.
In mezzo c'è qualche retata fatta ad hoc dalle forze dell'ordine, i maltrattamenti, le minacce e certe volte anche un morto, come è successo ad un giovane rumeno rapinato ed ucciso.
Nel novembre 2007 Medici senza frontiere ha realizzato un'indagine nella zona tra Rosarno, San Ferdinando e contrada Marotta evidenziando come la situazione in quei luoghi, per i migranti non sia dissimile da quella di una crisi umanitaria.
Pensando a questa storia non si può non riflettere sul fatto che la Calabria (terra di emigrati) è la prima meta toccata da molte persone che sbarcano in Italia. Il primo impatto con il belpaese è 'ndrangheta, sfruttamento e razzismo.
A settembre esce Un destino sgarbato - storia degli schiavi di Rosarno un libro importante di Antonello Mangano che racconta le storie di queste persone che arrivano in un luogo che ha dimenticato di non essere "nord produttivo", ma anch'esso sud del mondo.
Iscriviti a:
Post (Atom)