sabato 23 marzo 2013

Esasperiamo i toni.

Barack Obama va per la prima volta in Israele e propone la sua soluzione alla pulizia etnica contro i palestinesi: due popoli, due Stati. Riuscirà a convincere gli israeliani?
Negli stessi giorni, ricorre il 10° anniversario dell'invasione dell'Iraq e del conseguente inizio della guerra che non ha portato democrazia, ma morte, l'acuirsi dell'estremismo religioso e il saccheggio indiscriminato delle risorse del paese da parte della coalizione dei paesi occidentali.
In Turchia, dopo anni di guerra, il PKK (il partito dei lavoratori kurdi di Ocalan) ha trovato un accordo con il governo di Ankara per arrivare ad una pace.
In Sicilia si lotta contro il MUOS: un sistema radar che permette di manovrare i terribile droni da guerra statunitensi. E' una battaglia contro il ritorno della guerra fredda. I siciliani si ribellano nel solco delle  lotte contro i missili nucleari di cui sempre gli Stati Uniti volevano riempire l'isola.
Dall'altra parte del mondo il leader del primo paese produttore di petrolio del mondo, il Venezuela, muore per un tumore. A metà aprile dovrebbero svolgersi le elezioni tra il suo successore Nicolas Maduro e l'ex golpista della destra ultraliberista Capriles.

Mentre succede tutto questo, in un paese non precisato c'è un partito che organizza manifestazioni davanti al tribunale di Milano per chiedere l'impunità del suo plurindagato e quasi ottuagenario leader. Negli stessi istanti un altro partito, dello stesso paese, vorrebbe controllare le caramelle che i deputati comprano. I suoi militanti e parlamentari si lamentano che alcuni loro colleghi sono da troppi anni deputati o senatori e che prendono stipendi troppi alti.

Voglio esplicitare il mio pensiero con chiarezza: chissenefrega. Di fronte a quello che rapidamente ho elencato, a me di Rosy Bindi che sta in parlamento da trent'anni non mi frega niente.
Ci sono problemi più importanti da risolvere: cosa m'importa dei rimborsi elettorali, io voglio una legge sulla cittadinanza per le persone che nascono in Italia, voglio che venga risolta la crisi siriana, voglio l'abolizione della Fini-Giovanardi. A me serve un interlocutore credibile e non l'ennesimo arrogante nominato come Vito Crimi, che pare sappia solo dire "Beppe ha detto...", "Beppe ha chiesto...", "Beppe ha fatto...", ricordando la miglior  Mariastella Gelmini che ripeteva (e ripete) come un mantra: Il presidente Berlusconi ha detto...fatto...ecc.
Potrebbe mai aiutarmi la capogruppo alla camera dei grillini convinta che il fascismo abbai fatto anche cose buone, esattamente come ha esplicitato Berlusconi in campagna elettorale?
Il pianeta è in un momento di transizione epocale: l'egemonia economica degli Stati Uniti e dell'Occidente è quasi un ricordo, la crisi del capitalismo ci da la possibilità di ridiscutere, riformare, rivoluzionare, il rapporto tra capitale e lavoro.
In questo Paese si parla dello stipendio del presidente del Senato o della pensione di Giuliano Amato. Per carità, sugli sprechi ed i privilegi c'è molto da lavorare (come sta facendo Crocetta in Sicilia), ma forse stiamo perdendo di vista quello che accade nel mondo, la visione d'insieme e le vere questioni che sono sul piatto della realtà. Non ho mai capito bene perché l'Italia e gli italiani venivano tacciati di essere dei provinciali; adesso vedendo il nuovo che avanza, capisco perfettamente cosa si voleva intendere.


Claudio Metallo

domenica 24 febbraio 2013

Joggi Avant Folk: 15 anni suonati

Il trailer del mio nuovo documentario:Joggi Avant Folk: 15 anni suonati

Sinossi:


Lo Joggi Avant Folk è un festival musicale, culturale ed artistico che si svolge a Joggi, un paese di 150 abitanti in provincia di Cosenza.



Il documentario Joggi Avant Folk: 15 anni suonati, racconta proprio i 15 anni di storia di questo evento autofinanziato, autogestito ed autorganizzato.







Nel film vengono evidenziati i concerti più belli svoltisi a Joggi attraverso il materiale di repertorio girato da Ermanno Longo, mentre l'edizione del 2012 è girato da Claudio Metallo 



sabato 12 gennaio 2013

Brutti, sporchi e cattivi...ten years after


Dieci anni fa, prima dell’attuale esplosione delle web-series, dei giovani, rampanti e sconvolti videomaker/informatici/registi/sceneggiatori/attori diedero vita ad uno dei primi esperimenti di fiction autoprodotta del nuovo millennio: correva l’anno 2003. Eravamo in tre: Carlo Reposo, Lorenzo Cassulo ed io (Claudio Metallo).
La nostra serie (42 puntate che variavano dai 5 agli 8 minuti di durata) s’intitolava: Brutti, sporchi e cattivi -  storie di poco conto. Il titolo denotava la nostra voglia di  non prenderci troppo sul serio: a qualsiasi critica avremmo risposto con “Ma che ti frega: sono storie di poco conto”.
La storia, in brevissimo, era questa: Un gruppo variegato di persone occupa uno stabile disabitato, che il proprietario ha promesso di vendere ad una multinazionale agroalimentare. Tra gli occupanti ci sono un gruppo di comunisti dediti al karate, degli anarchici, due studenti del DAMS ed altri cani sciolti, ma i veri protagonisti della serie sono Adamo e la sua famiglia. I suoi due figli, avuti da una precedente relazione con la leader del partito conservatore Oltranza Cristiana, sono una giovane frikkettona fidanzata con un ambientalista un po’ confuso, e il figlio Frank (come l’immortale Zappa), la pecora nera della famiglia che vorrebbe entrare in polizia; la sua compagna è una corista reggae siciliana, il cui padre mafioso cerca di riportarla sulla retta via. In mezzo a questi personaggi principali si muovono vari altri figuri.
La trama era abbastanza semplice e parlava di noi e della nostra vita a Bologna. Già, Bologna…
Quando abbiamo iniziato a realizzare BSC, Bologna era ancora amministrata da Guazzaloca, il sindaco macellaio di centrodestra. Macellaio nel senso che era proprio uno che vendeva carne. Nel giro di poco tempo la città avrebbe subito la metamorfosi, autoritaria e modaiola assieme, del periodo di Cofferati. Un momento storico in cui tutto mutò radicalmente ed anche il tempo libero cominciò ad essere regolamentato rigidamente dalle famose delibere antidegrado. Un modello destinato a spargersi a macchia d’olio in quasi tutta Italia.
Ognuno di noi militava a modo suo contro quella mentalità chiusa insita in quella giunta comunale, che ha spesso assecondato gli istinti più bassi della gente come una qualsiasi giunta leghista da strapazzo. Noi  eravamo ancora all’università, studiavamo al DAMS (Carlo ed io) e a Scienze della comunicazione (Lorenzo). Avevamo incrociato nei libri che leggevamo per gli esami, ma anche in quelli che divoravamo per capire noi ed il mondo, Gilles Deleuze. Forse all’epoca lo reputavamo uno spocchioso francese che usava termini che non conoscevamo, ma se avessimo saputo allora la sua definizione di sinistra l’avremmo subito fatta nostra:  una persona di sinistra parte dall’orizzonte per osservare il mondo, man mano che arriva a posare lo sguardo su se stesso si accorge che è un mondo pieno di ingiustizie e si domanda: cosa posso fare? Una persona di destra parte da se stesso per guardare il mondo. Anche lui vede che ci sono persone che subiscono ingiustizie, ma teme che potrebbero portargli via quei privilegi (a volte immaginari) che egli possiede. L’uomo di destra tende a chiudersi ad avere paura di chi arriva al limite del confine che lui stesso ha creato. Si chiude e, magari  s’inventa ordinanze antidegrado.
Brutti, sporchi e cattivi - storie di poco conto, era uno dei tanti modi per rispondere a questa chiusura.  Era una risposta, forse anche inconsapevole, all’omologazione che ci veniva richiesta ed imposta.
Non avevamo un copione scritto, bensì un semplice canovaccio fatto di una serie di scene da girare, che poi  suddividevamo nelle puntate.
Una delle frasi che diventò uno degli slogan cult  (almeno per noi) della serie era: “La casa è un dovere averla”. Fu pronunciata da Adam, il nostro grande primo attore che interpretava Adamo, in una delle sue straripanti improvvisazioni. Quando la sentimmo ci sganasciammo dalle risate, perché la casa è un diritto, mica un dovere. Poi l’abbiamo fatta nostra perché in fin dei conti poteva significare che era un dovere lottare contro  quel sentimento di  paura, accompagnata a repressione, che montava a Bologna ed in Italia. Quella stessa paura che avrebbe alimentato i successi elettorali della destra fascista, xenofoba e razzista incarnata dai Berluscones ed i leghisti, che avrebbe portato a leggi vergognose come la Bossi-Fini contro i migranti e la Fini-Giovarnardi sulle droghe, una legge che ha riempito le carceri e fatto alzare alle stelle i profitti dei narcotrafficanti delle organizzazione criminali italiane.
 Il 90% delle battute (ed anche delle riprese) era totalmente improvvisato e quasi tutto: “buona la prima”. Questo modo di girare era dettato da tanti fattori, sicuramente dalla nostra voglia di divertirci e di trattare questioni importanti che affrontavamo ogni giorno con ironia, prendendoci in giro, facendo un po’ la parodia di noi stessi e di quello che facevamo. Non perché non ci credessimo, ma era una maniera per farci guardare meglio la nostra realtà. Un’altra delle ragioni era che bisognava fare in fretta. Tutti i partecipanti a BSC erano nostri amici o conoscenti che si prestavano al nostro obiettivo. C’era chi lavorava, chi studiava e chi aveva sicuramente di meglio da fare e quindi dovevano girare più velocemente che potevamo. Solitamente, facevamo tutto nei fine settimana, dalla mattina a sera e certe volte pure di notte.  Carlo, Lorenzo ed io c’eravamo dati dei ruoli che richiedevano una certa presenza su quello che molto, molto, molto forzatamente possiamo chiamare ‘set’. Riuscimmo a coinvolgere anche i centri sociali ed alcuni locali della città. C’era l’Ex Mercato 24, in cui si erano svolte le prime chiacchierate intorno alla  fiction e che è il luogo in cui abbiamo girato il maggior numero di scene,  dopo il laboratorio-casa di Carlo in via Timavo. C’erano il Link di via Fioravanti, il TPO di viale Lenin e la storica sede del Livello 57. Tutti e tre questi spazi sono passati a miglior vita, almeno come luoghi fisici. In particolare il Livello è stato sgomberato con una scusa fornita proprio dalla Fini-Giovanardi, cui accennavo prima.
Carlo si era prefissato di finire tutto entro un anno esatto dall’inizio delle riprese, io non ero molto convinto, ma alla fine la spuntò lui. E per fortuna, se no chissà quando avremmo finito di girare e con la mole di materiale che ci ritrovavamo chissà quando avremmo finito di montare! Per l’epoca non avevamo delle cattive macchine su cui montare, ma avevamo delle pessime telecamere ed i risultati si vedono chiaramente. Anche l’audio spesso lascia a desiderare, per essere buoni. Proprio l’audio è il primo errore che si fa quando si ha buona volontà, ma poca esperienza.
BSC è stata trasmessa da molte telestreet, tra cui Teleimmagini (la telestreet che diramava i suoi contenuti nell’etere dalla sede dell’Ex-Mercato 24), ed ha avuto una sua gratificazione istituzionale tramite  la partecipazione al Torino Film Festival, in uno spazio dedicato agli autori piemontesi: visto che Carlo era proprio di Torino ne abbiamo biecamente approfittato. Abbiamo anche cercato di trovare una qualche produzione disposta a finanziare un episodio pilota da proporre alle tv main stream, ma non siamo riusciti a farci ascoltare da nessuno. Con il senno del poi (che è la scienza esatta) possiamo dire che è stato meglio così: la nostra fiction è rimasta un prodotto underground, uscita in qualche centinaia di dvd autoprodotti.
Quasi mi dimenticavo…sul sito www.robavideo.net  potete trovare tutte le puntate di Brutti, sporchi e cattivi-storie di poco conto.

sabato 22 dicembre 2012

'Un pagamu su vimeo

Da qui potete scaricare : 'Un pagamu-la tassa sulla paura

Il reportage 'Un pagamu.La tassa sulla paura è stato prodotto con il contributo di varie associazioni di Pavia e provincia; in particolare, i nostri ringraziamenti vanno all'ARCI ed all'AINS onlus.
Nel realizzare il documentario, il nostro intento è stato quello di creare un utile strumento alla lotta al racket delle estorsioni (il pizzo), che potesse contribuire a far conoscere le dinamiche criminali, ma anche (e soprattuto) le dinamiche di ribellione a questa tassa occulta, imposta ai commercianti di tante parti d'Italia. Proprio per questi motivi abbiamo scelto di girare un reportage indirizzato alle scuole ed ai ragazzi che le frequentano, convinti che si debba partire proprio dalla cultura e dall' educazione per poter ricreare un tessuto sociale.

giovedì 1 novembre 2012

Le elezioni in Sicilia.

di Claudio Metallo


La Sicilia è una terra meravigliosa, martoriata dalla mafia e dalla cattiva gestione della cosa pubblica, ma è anche la terra che ha dato i natali a personaggi straordinari della cultura italiana, ad esempio Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia. Quest'ultimo si sarebbe probabilmente dilettato a raccontarci le evoluzioni incredibili (nel senso di poco credibili) a cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale per le elezioni siciliane. Considerate un test nazionale fondamentale, i media hanno dato molto spazio all'appuntamento.

MOVIMENTO 5 STELLE.
Sui giornali, nei telegiornali e talk show televisivi si celebra la vittoria del Movimento 5 Stelle, lasciando totalmente in secondo piano il dato più eclatante della tornata di votazioni sicule: l'astensionismo. Il 53% degli aventi diritto non è andato alle urne. Considerando che nelle varie liste presentate si contavano qualche migliaio di candidati, possiamo dire con una certa sicurezza che, a parte qualche mosca bianca, sono andati a votare solo i parenti degli aspiranti deputati regionali. Questo dato è inconfutabile e quindi non riesco a capire come tutti i commentatori possano dire che ci sia stato un exploit del movimento di Grillo.
Alcuni sondaggi lo davano al 25%. I grillini dovevano vincere queste elezioni, erano partiti per questo, ci contavano. Hanno portata avanti una campagna elettorale da anni '50, con i comizi per strada e nelle piazze, senza WI-FI o altre modalità di connessione, con buona pace dei grandi esperti di comunicazione. L'inizio della campagna elettorale è stato ridicolo, ma efficace. Efficace nel senso che tutti i giornali per vendere qualche copia in più hanno dato ampio spazio alla nuotata di Grillo nello Stretto di Messina, con conseguenti commenti pro e contro. Nonostante i divieti di Grillo ad apparire in tv, il suo movimento vive e prospera grazie all'enorme copertura mediatica che viene data ad ogni sua iniziativa. Valeva per Berlusconi, vale per Grillo. Comunque, la traversata a nuoto ricordava tristemente la battaglia del grano o altre buffonate che Mussolini organizzava per dare in pasto a milioni di creduloni un po' di spettacolo.
Detto questo, i conti son presto fatti: il M5S ha preso sì il 15%, ma su una percentuale di votanti bassissima, forse su un milione e mezzo, comunque meno della metà del corpo elettorale.

PD.
In Sicilia le elezioni le ha vinte il PD alleato con l'UDC, con un candidato dichiaratamente omosessuale. Ecco un'altra notizia degna di analisi: nel Sud Italia, dipinto sempre come un inguaribile crogiulo di conservatori, ci sono due governatori di Regione omosessuali, Rosario Crocetta e Nichi Vendola. Nello sviluppato Nord, oltre al dimesso Formigoni espressione di una cultura cattolica scellerata, razzista, arraffona e xenofoba, il Veneto ed il Piemonte sono governati da due leghisti anch'essi razzisti, sessisti, xenofobi, omofobi dichiarati. I media hanno solo vagamente accennato al fatto che Rosario Crocetta fosse omosessuale: se la stessa cosa fosse successa in Germania o in Inghilterra, molte persone che si professano di sinistra avrebbero subito cominciato a lodare il progresso culturale di quei paesi. Mi sarebbe piaciuto sentirne parlare, non certo da Grillo che ha più volte insultato proprio Vendola per essere gay. D'altronde si sa che noi italiani siamo degli inguaribili esterofili, così come quando vediamo gli scontri in Grecia e subito arriva qualcuno a rimproverare che in Italia non si muove niente e che non c'è conflitto. Poi, alle prime vetrine scassate nei cortei nostrani, si grida ai Black Bloc, si condanna la violenza e bla bla bla bla.
Crocetta è stato appoggiato da tre liste, tra cui la sua lista diretta che ha inevitabilmente tolto voti al PD, aiutando il M5S a diventare il primo partito. Le suddette tre liste non hanno consentito al nuovo presidente della Regione di avere la maggioranza assoluta e quindi il neogovernatore dovrà trovare voti ed alleanze in aula di volta in volta, sui singoli provvedimenti. Questo renderà tortuoso e complicato il suo cammino riformatore (o rivoluzionario, come lo ha definito lui stesso) che si dovrà mettere in moto. Staremo a vedere se su questioni come la riduzione dei deputati regionali o in generale sui costi della macchina amministrativa siciliana, il M5S rimarrà sulle barricate o si sporcherà le mani per votare a favore. O anche su provvedimenti migliorabili, ma che intanto possono aprire la strada ad una stagione nuova, di cui la Sicilia ha davvero bisogno.
In molti pensano che non ci sarà nessun nuovo corso. Mancando i voti necessari per governare serenamente, Crocetta farà un accordo con Micciché e Lombardo, che hanno eletto un buon numero di deputati. Se sarà così, in Sicilia, cambierà solo il nome del presidente regionale, ma la coalizione che appoggiava Raffaele Lombardo rimane la stessa. Questa prospettiva non è incoraggiante per i siciliani e potrebbe essere uno dei motivi dell'astensione così alta. Si cambia tutto per non cambiare niente; non è un caso che Il Gattopardo sia ambientato in Sicilia.
Comunque la vittoria di Crocetta ha dato il via ad una serie di speculazioni politiche da cialtroni, ad esempio il continuo martellare di Casini&company rispetto al fatto che i progressisti ed i moderati devono allearsi, perché insieme vincono. E lasciano a casa il 53% degli elettori. Bella vittoria, bravi.

GLI SCONFITTI.
Il PDL ed il centro destra hanno subito una pesante sconfitta e molta gente che è rimasta a casa probabilmente viene da quello schieramento politico. Nonostante tutto, sono comunque riusciti a garantirsi la presenza nell'ARS.
Non così SEL, i cui dirigenti dovrebbero farsi un esame di coscienza e poi sparire nell'oblio, a partire da Claudio Fava, persona rispettabilissima, ma che non è riuscita a catalizzare neanche un voto degli astenuti. La sua campagna elettorale non è mai partita: non ha potuto candidarsi perché ha preso in ritardo la residenza. E' chiaro che la colpa è del suo staff, ma dopo una stupidaggine del genere proprio il suo staff doveva dimettersi in massa. Eroicamente Giovanna Marano ha deciso di candidarsi al posto dell'apolide Fava, ma è apparso chiaro fin da subito che avrebbe dovuto condurre la campagna elettorale da sola. L'impressione è stata questa: saltata la candidatura di Claudio Fava è saltato il banco. Da fuori è sembrata quasi una presa in giro, che ha deluso molta gente. Dati i risultati, meglio che Fava e molti dirigenti di SEL e Rifondazione si ritirino a vita privata, magari illuminandoci sui grandi problemi del mondo con un articolo di giornale o un libro ed evitando invece queste pessime figure, che contribuiscono a distruggere quel poco di sinistra che si cerca di rimetter su in questo paese.

VITTORIA SULLE MACERIE.
Il titolo di apertura de L'Unità il giorno dopo le elezioni forse ci riporta un quadro veritiero:"Vince Crocetta sulle macerie." Le macerie di una regione che è allo sbando dal punto di vista economico, ma anche politico. Riuscirà l'ex sindaco antimafia di Gela a ridare dignità all'istituzione? Ci sono tanti campi in cui fare peggio delle precedenti amministrazioni è quasi impossibile. Ci sono vecchi e nuovi problemi a cui mettere mano. La mafia non si sconfigge solo dallo scranno di Presidente regionale, ma in quel ruolo si possono fare molte cose, non ultima dire chiaro e forte che il sistema radar statunitensi, il cosiddetto MUOS, non può trovare spazio sul terreno siciliano. Non è una boutade o un'esagerazione. Un altro grande siciliano si è speso contro la guerra e perché la Sicilia tornasse ad essere una regione a piena sovranità: si chiamava Pio La Torre e ritornò da Roma nella sua terra, anche per condurre una battaglia contro gli insediamenti militari statunitensi. La Torre era un dirigente di punta del Partito Comunista Italiano; Crocetta è uno degli eredi di quella tradizione politica. Speriamo possa trarre ispirazione da uomini come La Torre e non da quelli come Micciché e Lombardo.